Nulla si crea, nulla si distrugge

Nulla si crea, nulla si distrugge

Novanta minuti di fuffa e tutti felici

di Redazione TuttoBolognaWeb, @TuttoBolognaWeb

Ma davvero possono bastare novanta minuti di dignitoso nulla a cinque giornate dalla fine del campionato per renderci felici? Siamo così rassegnati ad una costante mediocrità da essere contenti perché il Bologna ha giocato una «partita vera», fatta di due conclusioni verso la porta avversaria, alla Sardegna Arena. Onestamente non benissimo.

Ragazzi è stata una non partita. Mettetela come volete, ma questo è stato. Premettendo che non mi aspettavo nulla di più o di meglio, semplicemente non posso ritenermi soddisfatto solo perché i rossoblù non hanno fatto l’ennesima figuraccia facendosi asfaltare da una compagine, alquanto modesta, ma assetata di punti.

Dopo i fasti casalinghi contro gli scaligeri e la «zapata» sugli zebedei al minuto 94 di una quasi sorprendente serata genovese, il Bologna chiude la settimana da tre partite in terra sarda, con le motivazioni a mille per una «stagione positiva». Queste le parole di Bigon, in perfetta sintonia con la curva che, due giorni prima, aveva esposto lo striscione «Donadoni ci stai stretto, ora pagaci il biglietto». Molto bene. Ci si aspetta un Cagliari arrembante ed invece non arremba nulla e nessuno. Sarà il sole, il mare, l’ondata di caldo fuori stagione, la spiaggia lì vicina, l’odore di crema solare e mojito… Verdi, noooo! Minuto venti, palla dentro di Masina e Simone spara fuori di un nulla. Mannaggia a quel nulla, che è sempre e comunque troppo. Adesso il Cagliari avrà una reazione, ci metterà quella grinta che la curva chiede a gran voce. Nulla fino al minuto quaranta, quando Romagnoli liscia un intervento a centro area spalancando le porte della gioia a Pavoletti, tutto solo e a porta vuota. Stinco, fuori. Nel secondo tempo i padroni di casa alzano i ritmi per cinque minuti. Goal di Sau, ma l’arbitro annulla perché Gonzalez russa troppo e non si può. Severo ma giusto, anche se abbastanza dubbio. Ancora Sau impegna di testa un reattivo Mirante, poi Orsolini – per l’occasione schierato da terzino anche se Donadoni lo vorrebbe esterno alto, ma lui ci tiene davvero tanto a giocare bassissimo, un po’ come Difra -, ha l’unica occasione per il Bologna. Cragno sventa. Il furore agonistico sardo va via via spegnendosi, mentre quello felsineo non si è mai veramente acceso: garbage time e triplice fischio. Sono passate le 14:00 e a casa mia appare lo striscione «Donadoni, Donadoni, sono cotti i maccheroni».

«Nel complesso la risposta è stata positiva. Dobbiamo però incidere di più; concretizzare sembra un optional e questo mi fa arrabbiare». Queste le rabbiose parole di un adirato Donadoni, davvero furioso a fine gara, che poi, imbestialito, aggiunge un po’ di «dobbiamo crederci» e un irritato «questo è quello che non ci ha consentito fino ad oggi di fare lo scatto in avanti e che dobbiamo ricercare». Magari proviamo a darci una mossa nel ricercare questo benedetto «scatto in avanti» visto che mancano quattro partite.

Forza Bologna, sempre.

MATTEO RIMONDI

 

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