Non tutti i mali vengono per nuocere

Non tutti i mali vengono per nuocere

di Gionni Forlenza

di Redazione TuttoBolognaWeb, @TuttoBolognaWeb

Il Bologna, tra un allenamento e l’altro, questa settimana si sta godendo la vittoria contro l’Inter. Mihajlovic in pochi giorni e’ riuscito ad imprimere alla squadra coraggio, sicurezza e soprattutto tanta autostima. Si perché prima della tattica e dell’aspetto tecnico, il nuovo mister ha lavorato sulla testa di ogni singolo giocatore. Li ha presi uno ad uno e ci ha parlato. Ha chiesto a tutti cosa vogliono fare da grandi, se si sentono più scarsi dei loro colleghi avversari e in caso contrario, di dimostrarlo sul campo di essere almeno alla pari, di potersi misurare e confrontare di partita in partita. Gli piace che i giocatori si parlino in campo. La ricetta sembra facile, una sorta di bacchetta magica. In realtà lavorare sulla testa delle persone che a 23-26 anni si ritrovano con 600 mila, 1 milione di euro a stagione in saccoccia, non e’ così semplice. Mihajlovic ha carattere, se lo ascolti ti dà fiducia e ti fa giocare. Se non lo ascolti, sono dolori ancora prima di non farti giocare. Ti attacca al muro, non proprio nel vero senso della parola ma ci andiamo molto vicino.

Poco importa il modulo. Il serbo, e’ tra quei pochi mister che non predilige un modulo in particolare. Cura con attenzione la fase difensiva e in attacco gli piace avere in linea di galleggiamento tra difesa e centrocampo avversario, sempre 3-4 giocatori per poter affrontare gli avversari, quasi nell’uno contro uno. Già a San Siro, si e’ notato come il Bologna quando ripartiva, si trovava spesso con Soriano, Santander, Palacio, Orsolini e a turno Pulgar o Poli a seguire l’azione offensiva, trovandosi di fatto quasi in superiorità numerica. Una sorta di contropiede mascherato. Per fare questo, ci vuole ovviamente gamba. Il Bologna in questo non si risparmia. E’ la prima o la seconda squadra del massimo campionato che percorre più km in assoluto. Con Inzaghi correva molto ma spesso correva a vuoto o correva per inseguire. A Milano ha corso tanto anche facendo il suo gioco, non tanto per inseguire l’avversario.

Domenica alle 12,30 , il Bologna al Dall’Ara contro il Genoa, ha l’occasione dopo appena 2 settimane di togliersi momentaneamente di dosso il terzultimo posto. In casa Genoa, Romero sarà squalificato per un turno e per la difesa sarà un’assenza pesante, out anche Hiljemark, stagione finita causa problema all’anca, Favilli ne ha ancora per un mesetto e sono da valutare le condizioni fisiche di Mazzitelli e Sturaro. Arriverà un Genoa un po’ incerottato e senza Piatek andato al Milan nell’ultima sessione di mercato ma con un Sanabria in più. Il Bologna dopo il primo tempo giocato alla grande da Lyanco, dovrà già fare a meno del talentuoso difensore voluto da Sinisa. Ballottaggio Gonzalez-Helander con il primo favorito dal momento che, subentrato a San Siro, non ha demeritato. Qualora si dovesse schierare con la difesa ancora a 4, Mihajlovic dovrà sciogliere un secondo ballottaggio, quello tra Mbaye e Calabresi. Dalla cintola in su dovrebbe cambiare poco o nulla col solo dubbio Sansone al posto di Orsolini o Palacio, dando per scontato che Santander giocherà titolare visto anche il gol partita di domenica scorsa. Un’occasione da provare a sfruttare in pieno, anche perché dopo, contro Roma all’Olimpico e Juventus al Dall’Ara, sarà durissima racimolare qualche punto.

Sliding doors. Il Bologna di Inzaghi che perde in casa col Frosinone 0-4, debacle che parte dall’espulsione di Mattiello al minuto 12, porta all’esonero del mister e all’arrivo di Mihajlovic, Edera e Lyanco al fotofinish: qualora i rossoblù avessero vinto col Frosinone e perso in casa a San Siro contro l’Inter, avrebbero avuto sempre 17 punti, la sconfitta contro l’Inter non avrebbe di fatto influito su un possibile esonero di Inzaghi (a San Siro ci sta di perdere) e ci troveremmo con qualche certezza in meno ad affrontare la delicata sfida contro i grifoni. Auguro ovviamente a Pippo una carriera da allenatore con i risultati come quando giocava. Però ora, per questo Bologna, non era pronto. Un conto e’ navigare a metà classifica e un conto e’ ritrovarsi nei bassifondi e sentire il peso delle responsabilità verso giocatori, società e piazza intera. Ci vuole un pizzico di esperienza in più, quella che si ritrova Sinisa dopo 11 anni di carriera da mister, iniziata proprio a Bologna dopo essersi sciolto da Mancini come secondo. Si, l’espulsione di Mattiello e il conseguente 0-4 contro la penultima, ha forse dato il là alla svolta di questa stagione a patto che Mihajlovic ci porti in salvo. Forse, e’ proprio il caso di dirlo, non tutti i mali vengono per nuocere.

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