Non si pronunci la parola Europa

Non si pronunci la parola Europa

Quarto posto in classifica, percorso netto in casa e primo punto conquistato a San Siro contro l’Inter: la città è in fermento, ma non si può ancora parlare di Europa.

Il Bologna ferma la Juve, vince a San Valentino contro l’Udinese: rossoblù in grandissima rincorsa, addirittura stabilmente nella parte sinistra della classifica. Il Sassuolo, sconfitto un mese prima, è vicinissimo. Inizia ad essere pronunciata la fatidica parola: Europa. Risultato? Crollo verticale in primavera, quattordicesimo posto finale. Il Bologna chiude con il fiatone, l’opinione pubblica passa dall’euforia più totale alla depressione più acuta. Un’altra volta, puntuale, è arrivato il tremendo calo finale.

A distanza di qualche mese, con Donadoni fin dall’inizio e una rosa completata con anticipo, il Bologna è quarto dopo sei giornate, 10 punti in classifica contro i miseri 3 racimolati da Delio Rossi un anno fa. Apoteosi, il mercato sta dando buoni frutti, la continuità tecnica anche, fino al punto che se i rossoblù battessero il Genoa potrebbero addirittura ritrovarsi al terzo posto. Le premesse stagionali, dunque, sono buonissime, l’entusiasmo del pubblico sta tornando, la voglia di seguire i colori rossoblù in trasferta idem. Facile dunque farsi prendere dall’entusiasmo, fino a spingersi troppo oltre, ovvero ritornare a pronunciare una parola difficile da digerire come un dolce ricoperto di tanta panna montata: Europa.

E’ prematuro, nonostante l’inizio convincente non possiamo considerare questa rosa competitiva per arrivare nei primi sei posti. Certo, viene difficile pensare che questa squadra possa faticare a fare meglio del quattordicesimo posto di maggio, e comprensibilmente si potrebbe puntare alla parte sinistra della classifica, ma poi ci si deve fermare lì, non fare il passo più lungo della gamba, non scavalcare due gradini in un solo salto col rischio di inciampare. Anche perché ogni volta che si parla di Europa, ogni volta che si prova ad alzare l’asticella succede sempre qualcosa che interrompe il sogno. E’ importante, dunque, procedere per gradi, rimanere tarati sul 2018 come anno da cui far ripartire l’ambizione, i sogni, i viaggi oltre confine. E’ bene che il Bologna proceda come meglio crede sotto questo punto di vista, capire quando affondare l’acceleratore sugli investimenti, cogliere il momento giusto per sentirsi pronti al grande salto. Parliamoci chiaro, viaggi prematuri in Europa a raccogliere brutte figure, cocenti eliminazioni – magari anche mettendo a repentaglio la salvezza in campionato – per via di una rosa non del tutto competitiva non avrebbero senso. Il Bologna deve puntare all’Europa quando si sentirà pronto, quando avrà la capacità economica di allestire una rosa in grado di competere per davvero su due fronti. Sarà dalla prossima stagione come il Sassuolo (vediamo quale tenuta avranno sul lungo periodo i neroverdi) o da quella dopo ancora? Poco importa, c’è il momento giusto per ogni cosa e quello attuale non è propizio per tornare in Europa. Possiamo arrivare nella metà di sinistra della classifica, non nei primi sei posti. Mi piacerebbe, questo sì, che il Bologna vincesse il campionato di A2. Sarebbe una buona base per alzare l’asticella.

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