Non può piovere per sempre

Non può piovere per sempre

Ma veramente può bastare un tempo giocato con discreto agonismo?

di Redazione TuttoBolognaWeb, @TuttoBolognaWeb

A fine partita una domanda sorge spontanea: ma chi ce l’ha fatto fare? Novanta minuti di incessante pioggia per vedere l’ennesimo avversario passeggiare sulle ceneri di un Bologna schiavo della propria mediocrità. Novanta minuti che certificano che per la terza stagione consecutiva non esiste un girone di ritorno. Novanta minuti per dirci che certi avversari ci rullano impietosamente, che non c’è storia, che esiste un divario tecnico, fisico e tattico in questo momento incolmabile. Novanta minuti che sono un ceffone in piena faccia. Piove su un Dall’Ara fradicio e sfinito. Piove su un malinconico Bologna.

L’Atalanta è più forte, però ragazzi, stiamo parlando dell’Atalanta, non del Real Madrid! Il Bologna gioca un buon primo tempo, fa quello che deve fare. Agonisticamente ci siamo, andiamo a prendere gli avversari nella loro metà campo, li mettiamo in difficoltà. Però se c’è una squadra che sembra sempre sul punto di fare male, quelli sono loro. Quando dobbiamo uscire palla al piede dalla difesa, meglio mettersi a pregare e chiedere perdono per i nostri peccati. A me sinceramente – non per sminuire la prima frazione rossoblù – sembra che loro giochino con il freno a mano tirato, con un filo di gas, ma nonostante questo riescono a creare almeno tre nitide palle goal, non le finalizzano ed è un demerito loro che a noi frega zero. Noi generiamo un’occasione con Masina, stoppata da Masiello, e un colpo di testa di Avenatti, che fin che ha della bumba – 30 minuti – gioca una discreta partita fatta di sponde e sportellate. Nel secondo tempo il Bologna cala vertiginosamente. Loro aumentano i giri, schiacciano sull’acceleratore e non c’è trippa per gatti. E’ un monologo della Dea che spadroneggia per quarantacinque minuti nella nostra metà campo. Dai e ridai e a sette dalla fine passano in vantaggio. La reazione del Bologna è talmente veemente che Mirante deve sventare tre occasioni a tu per tu con l’avversario. Riassumendo: al Dall’Ara niente di nuovo.

E’ vero, al Bologna mancano Poli, Palacio, Dzemaili e Verdi non è in condizione, tanta roba per una squadra come la nostra. Però è possibile che non riusciamo mai a creare un pericolo, a essere imprevedibili, ad avere uno straccio di gioco? L’unica cosa imponderabile accade quando De Maio o Helander hanno il pallone fra i piedi. Poi la solita discussione sul centravanti: scusate ma sinceramente non ne posso più, sono tre anni che tutto gira intorno ad un bomber indolente che segna in media otto goal a stagione, che tutti vogliono in campo quando è in panchina e in panchina quando è in campo. Basta, vi prego.

Nel dopopartita si ricomincia con il solito ritornello, il disco rotto dei «ci vuole tempo», «Roma non è stata costruita in un giorno», «teniamo buona la prestazione», «gli avversari erano più forti», «siamo stati sempre in partita». Eh già, statemi bene e tante care cose.

Forza Bologna, sempre! Ah, «dobbiamo crescere», non dimentichiamolo mai.

MATTEO RIMONDI

 

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