Non c’era nulla da riparare

Non c’era nulla da riparare

Il Bologna chiude il mercato di gennaio con due acquisti di prospettiva, considerati gli obiettivi stagionali non era necessario intervenire pesantemente sulla rosa

Il mercato di gennaio viene definito da sempre come quello ‘di riparazione’. Le squadre che in estate non si sono fatte trovare pronte hanno la possibilità di far svoltare la stagione a gennaio, acquistando elementi di valore a copertura degli errori commessi in precedenza. Finalmente, il Bologna a gennaio non è stato chiamato a riparare nulla.

Le tubature e gli impianti elettrici a Casteldebole funzionano, nessun intervento di emergenza, si è invece iniziato ad arredare, chissà, le camere di ipotetici figli, guardando lontano con lungimiranza. Presi Valencia e Endoj, due giovani promesse. Una crescerà a Casteldebole già in prima squadra, prenderà sostanzialmente il posto di Mounier anche se è definito un centrocampista, l’altro continuerà il suo processo di crescita a Brescia e a giugno sbarcherà a Bologna. Con circa 2.5 milioni di euro il Bologna ha messo le mani su due importanti prospetti, sul colombiano c’è il monitoraggio della Juve. Sì, la prima obiezione è: si prendono dei giovani poi spesso si perdono nei meandri della panchina. Vero, in parte, ma è meglio ragionare su giovani di proprietà che su prestiti di 30enni avviati al fine carriera. Non è più il modello Udinese, è diventato il modello Bologna. E quando punti sui giovani pagandoli poco, un giorno puoi farli diventare punti fermi della tua squadra oppure cederli e fare una corposa plusavalenza. E anche introitare denaro con una cessione, se ben pagata, può aiutare il Bologna a strutturarsi economicamente.

Ora si dirà: ma a forza di cedere la pedina migliore ogni estate quando mai raggiungeremo le big? Non è obiettivo del Bologna nell’immediato competere con le prime della classe, serve prima una struttura economico-finanziaria solida in modo tale da raggiungere le vette italiche senza poi lasciarle immediatamente cadendo al suolo. Ecco perché in questa fase, come è stato per Diawara, si può anche pensare a cedere qualcosa. L’importante è farlo alle modalità che ritiene congrue il Bfc senza particolari ricatti. La differenza, ora, è che il Bfc non ha in rosa il giocatore pagato zero e che vale 15 milioni, da qui risulta difficile pensare a cessioni importanti anche l’estate prossima. I ragazzi con mercato, che possano essere i Destro o i Donsah, sono stati pagati tanto e non possono essere ceduti a prezzi di favore. Più facile invece pensare che un giorno il Bologna potrà competere con le big una volta cresciuti i propri talenti, i propri investimenti, tutti quei giocatori che sono arrivati nei mesi scorsi o che arriveranno in futuro, e i 15 milioni di Diawara, assieme ai denari di Saputo, serviranno a creare una solida base finanziaria. Tutto quello che viene fatto ora servirà quando tra 5 o 6 anni il Bologna si sarà issato nelle parti alte, con giocatori di proprietà, talenti cresciuti a Casteldebole e qualche plusvalenza da reinvestire sul mercato. Si continua a costruire, da riparare, oggi, non c’era nulla.

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