No alibi (e col Sassuolo spazio a chi lo merita)

No alibi (e col Sassuolo spazio a chi lo merita)

Nonostante la sceneggiata di Wallace, passibile di prova televisiva, il Bologna non può, stavolta, aggrapparsi all’arbitro. Il pareggio serve per assumersi la responsabilità degli errori fatti.

Non voglio fare il bastian contrario, ma stavolta non me la sento di aggrapparmi ad un errore arbitrale. Troppo diverse le direzioni di gara tra Maresca e Di Bello per mascherare il grossolano errore fatto dal duo Masina-Oikonomou. Se contro il Genoa la sensazione generale del sottoscritto era quella di una partita ampiamente indirizzata, con un arbitro lesto e pronto a dirigere in maniera scientifica, domenica non ho avuto l’impressione di un match in cui Di Bello non aspettasse altro che fare un favore ai padroni di casa. Anche perché il rigore non è farina del suo sacco.

Contro il grifone il Bologna ha lottato e giocato contro i calcioni degli avversari, ha provato a vincerla in inferiorità numerica ed è stato sconfitto anche da tre gravi sviste arbitrali, all’Olimpico la partita nel secondo tempo è stata una sofferenza continua in cui non abbiamo toccato palla e resistito solo grazie ad un po’ di fortuna e alle paratissime di Da Costa. Il risultato era più che bugiardo, ma nonostante tutto la possibilità di uscire con un sacco bello e buono l’abbiamo buttata nel rusco tra Sadiq che calcia da solo in porta e Masina che invece non spazza via un pallone in area che avrebbe certificato il triplice fischio. La palla l’avevamo noi, due contro zero ma siamo riusciti a combinare il patatrac. Parlare di arbitro, per questo motivo, stavolta è un alibi.

Infatti, dopo l’errore al 96’, Maietta e Donadoni non se la prendono con l’arbitro per il penalty assegnato ma con i due che non hanno spazzato via. Perché, parliamoci chiaro, la dinamica dell’azione a velocità normale ha fatto pensare tutti al rigore. Ovvero due difensori che dopo un grave errore cercano di rimediare in scivolata. Il Bologna la via di scampo l’ha avuta, sprecandola, mentre col Genoa neanche uno sgambetto su Destro in area ha potuto evitare una sconfitta forse certificata una settimana prima al termine Genoa-Pescara. Ad ogni modo, se proprio vogliamo soffermarci sugli errori del direttore di gara, bisogna guardare all’ammonizione di Immobile che spintona Marios a gioco fermo (rosso?). Anche in quel caso, però, la segnalazione è di altri e non di Di Bello che è girato e non vede. Agisce grazie all’intervento del quarto uomo, poi certo, c’è chi certifica il rosso (Gastaldello e il Genoa) e chi il giallo. Probabilmente, però, il miglior modo di prendere questo beffardo pareggio è imparare dagli errori, capire che in determinate situazioni non si può tentennare e, chissà, iniziare a capire che certi giocatori devono riprendersi mentalmente prima di essere schierati di nuovo. Donadoni ha compreso tante cose all’Olimpico, ovvero che diverse riserve sono pronte a scalare le gerarchie mentre alcuni pseudo-titolari rischiano di sprofondare. Dal Sassuolo, forse, qualche variazione importante di formazione la vedremo, anche perché, e faccio mie le parole di Walter Fuochi, ‘la rabbia per la mancata respinta prevale su quella di un rigore inesistente”.

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