Miha sì, Miha no, Miha forse

Miha sì, Miha no, Miha forse

Con la salvezza in ghiaccio si può ragionare sul futuro: Miha apre una porticina, chissà non diventi un portone

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

La vittoria sull’Empoli mette quasi la parola fine ai discorsi salvezza del Bologna, ma mentre Mihajlovic rimane cauto parlando di colloqui col club solo a matematica sopraggiunta, noi da fuori possiamo tentare di analizzare la situazione sul futuro del tecnico serbo.

Qualche linea di convergenza c’è. Da un lato Mihajlovic richiederà garanzie tecniche al club, dall’altro Fenucci ha esplicitamente parlato di parte sinistra della classifica: in sintesi, basta consolidamento della categoria. Ora, non dimenticando quanto successo in questa stagione – nascondere sotto il tappeto i disastri iniziali sarebbe controproducente – è una notizia lieto sapere che il Bologna ha deciso di alzare l’asticella, forse scottato dall’essere stato molto vicino al tracollo tecnico del progetto canadese. Inizia dunque la seconda parte del ciclo ed è un passo che il club fa nella direzione di un tecnico ambizioso come Mihajlovic, in passato visto in realtà europee e che a Bologna ha ritrovato riconoscimenti e mercato. Capito che il Bologna punta al nono-decimo posto, occorre capire a cosa punta invece Sinisa. Se la sua richiesta sarà un Bologna da Europa subito diventa difficile pensare a un prosieguo dell’avventura, se invece la sua richiesta sarà la costruzione di un ciclo triennale verso l’Europa allora i discorsi possono cambiare. In fin dei conti quel ‘mi piacerebbe restare’ pronunciato da Miha al premio Maestrelli potrebbe essere un messaggio a Fenucci e Saputo.

Qui però subentra uno step successivo. Ammesso e concesso che Mihajlovic e il Bologna trovino un punto di incontro, quale sarebbe attualmente il pensiero che ha il tecnico sull’attuale rosa. Non è un aspetto secondario, perché il Bologna del girone di andata era da B, quello del ritorno ha medie da Europa. Per farla breve, tenendo l’ossatura attuale, cioè gran parte di quei 12-13 giocatori con cui Miha ha raggiunto la salvezza, il Bologna potrebbe già non essere molto lontano dalla parte sinistra, eventualmente con la necessità di puntellare la rosa con qualche innesto importante migliorando contestualmente un po’ il livello della panchina. Cioè, se il campionato fosse iniziato due mesi fa il Bologna sarebbe primo, più o meno con gli stessi interpreti con cui era piombato terzultimo (anche se gli innesti di gennaio sono decisivi), e ora parleremmo forse di obiettivo Europa. Ma è chiaro, non si tratta di sopravvalutare la rosa attuale, semplicemente constatare che in una squadra di calcio, prima di tutto, viene la scelta corretta dell’allenatore. Per concludere, se il pensiero di Sinisa sul Bologna attuale è positivo il club non avrebbe bisogno di rivoluzionare ciò che già c’è per convincerlo a restare: nelle sfumature di grigio c’è tutto il futuro del Bologna, perché il nero – la retrocessione – la stiamo abbandonando, mentre per il bianco – l’Europa subito – probabilmente non siamo ancora pronti.

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