Lino Saputo dice presente, ma serve imparare la lezione

Lino Saputo dice presente, ma serve imparare la lezione

Il capostipite al Dall’Ara contro il Cagliari rimarca la presenza della famiglia nel club, ma in ottica futura occorre imparare dagli errori

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

La querelle biglietto pagato per Saputo si è conclusa in maniera positiva, da un lato quasi 2mila euro in beneficenza, dall’altro la presenza al Dall’Ara di Lino Saputo che, semmai ce ne fosse bisogno, ha ribadito la presenza della famiglia nel club.

La piazza voleva un segnale di vicinanza ‘fisico’ della proprietà a Bologna, ed è arrivato con Saputo sr. il quale non solo ha portato fortuna, forse meglio mandare lui più spesso del figlio, si scherza, ma anche mandato un chiaro messaggio alla città: “Noi ci saremo sempre”. Può voler dire tutto o niente e può essere un messaggio banale, invece ha un significato importante: noi ci siamo. Certo, la parte critica della piazza chiede investimenti sulla squadra ma il semplice fatto che Lino si sia palesato sul suo scranno al Dall’Ara ha ridato un minimo di spinta e verve all’ambiente, una venuta che ha trovato anche l’apprezzamento di qualche tifoso meno ‘credente’ nel lavoro della proprietà. Magari non c’era bisogno di riaffermare la volontà dei Saputo di proseguire a Bologna, però averlo specificato può essere d’aiuto a limitare gli intermittenti rumors di possibile cessione del club. E’ ovvio che per qualcuno la frase di Lino può essere stato un colpo al cuore, il riferimento è per quella parte che chiede e spera in un cambio al vertice, ma nel mondo del calcio l’esperienza ci insegna che in alcuni casi è meglio una certezza concreta, seppur rivedibile in alcune sue sfaccettature, che una incognita utopistica e umorale basata su una mancanza di risultati che, se si lavorerà meglio, potrà essere sconfitta.

Ed è questo il vero punto su cui a Casteldebole e a Montreal bisognerebbe ragionare. La stagione in corso dovrà essere da insegnamento su cosa NON fare più un futuro, ovvero portare il Bologna con scelte sbagliate a rischio retrocessione, cioè in un posto che non gli compete. Ma non basta, effettivamente la piazza ha bisogno di qualcosa di più e di qualcosa di meglio, che per forza non significa Europa: anche solo essere timidamente nella parte sinistra della classifica e con qualche scalpo importante al Dall’Ara genererebbe entusiasmo in una città che con la squadra terzultima a 4 punti dalla salvezza ha portato comunque 20mila persone allo stadio per un match con il Cagliari e 3mila in trasferta a Udine la settimana precedente. Il consolidamento della categoria va bene a inizio ciclo, ma al quarto anno il rischio retrocessione è obiettivamente troppo. Ed è qui che la dirigenza, chi di loro rimarrà nei prossimi anni, dovrà dimostrare di aver capito dagli errori di questa stagione per dare una sferzata al progetto grazie anche a nuovi investimenti del proprietario, che un paio di mesi fa ha promesso cambiamenti nei piani programmatici. Insomma, una stagione negativa può capitare, ma non fino al punto da rischiare così tanto la Serie B. E se miracolosamente Mihajlovic riuscirà a tenere il Bologna in A, da Casteldebole dovranno finalmente partire nuove e vincenti idee sulla gestione sportiva del club, sulla scia di società che fanno della competenza il loro punto di forza. Se il club avrà imparato la lezione, stavolta davvero ci sarà l’opportunità di vedere un Bologna diverso.

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