L’avvocato del diavolo

L’avvocato del diavolo

Lo ammetto, non credo ad una sola parola di quello che ho scritto

E se avessero ragione quelli che comandano il B.f.c.? Quelli che si chiudono a Casteldebole e non si lasciano scalfire dai giornalisti, tv, tifosi, critiche, commenti social, giornali e trasmissioni radio? Quelli che non cambiano idea sulle scelte prese in estate e vanno dritti per la loro strada a costo di fare un frontale, sicuri che la continuità, il lavoro e la serietà alla fine pagano?

Provo a fare l’avvocato del diavolo, perché sinceramente ho qualche dubbio che Saputo, Bigon, Di Vaio e Donadoni non stiano affrontando la situazione: forse la dirigenza è conscia di aver dato al mister una squadra mediocre che fatica tremendamente ad andare oltre i suoi limiti? Il Bologna mi sembra tanto una utilitaria di medio-piccola cilindrata che non riesce a oltrepassare i 120 km/h. Se tutto, ma proprio tutto va bene, se trova un po’ di discesa e vento a favore – Sampdoria – riesce a dare qualcosa in più, a fare i 130, ma appena torna il piano o trova un po’ di salita, ecco che la velocità di crociera cala o si abbassa repentinamente – squadre di alta classifica e infortuni -. Metteteci pure che al volante non c’è Lewis Hamilton, ma Gino Rossi, ed il gioco è fatto.

«E’ tutta colpa di Donadoni!». Poi però una volta la responsabilità diventa di Masina, e la partita dopo di Mbaye. Donsah se gioca è discontinuo e non azzecca un passaggio, ma se non gioca dovrebbe giocare perché è l’unico che spacca le partite. I centrali sbagliano una partita sì e l’altra pure, Orsolini entra a dieci dalla fine ed è subito un fenomeno ma il match dopo diventa un pianto. Pulgar non piace a tutti e comunque non è un regista. Vorrei ricordare che ad un certo punto si diceva che Verdi non saltava più l’uomo e non era più lui. Non parliamo poi di chi è in panchina: fenomeni quando sono seduti e bidoni appena mettono piede sul rettangolo verde. Gli stessi che urlano questo – io compreso, sia chiaro – dicono che il Bologna non ha un gioco…

E veniamo alla questione Destro. Siamo sinceri, fino a due mesi fa nessuno lo poteva vedere. Donadoni lo relega in panca, gli fa fare un paio di apparizioni di dieci minuti, lo toglie dopo otto della ripresa con la Juve, lo prende a pesci in faccia. Poi gli dà fiducia e Mattia risponde con qualche goal, corsa e verve. Non basta, si torna al «solito» Destro e al finale del Meazza giocato con l’ex attacco della Ternana. Depressione totale! A Milano il Bologna gioca una partita più che decente, poi il mister va in conferenza ed è il consueto suicidio mediatico. Ragazzi, lui è così, non si può chiedere ad un lampione di raccontare barzellette, non lo sa fare. Se Donadoni non spiega le scelte fatte non va bene, se dice che Destro non si allena, apriti cielo, «lo svaluta!».

Forse dovremmo trovare un po’ più di serenità, di equilibrio, nei giudizi e ricordarci che questa società ha ancora il fiocco rosa sulla porta. Serve tempo e tanta pazienza. Peccato non essere d’accordo con una sola frase che ho scritto, rileggendo sembrano anche sensate…

Forza Bologna, sempre!

MATTEO RIMONDI

 

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