La fortuna di non fallire

La fortuna di non fallire

Il calcio sempre più verso il baratro: spariscono tante società, mentre a Bologna (per fortuna) non abbiamo questo problema

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

Modena, Spal, Parma, Reggiana, Cesena, Piacenza, Ravenna, Siena, Triestina, Mantova, Vicenza, Bari, Avellino, Fiorentina, Napoli e Torino. Sono solo alcune delle società che negli ultimi 10-15 anni sono spartie, fallite o ripartite, non solo una volta. Il calcio è sempre più malato, almeno a livello di bilanci.

Le plusvalenze fittizie del Chievo, quelle del Cesena – che però non hanno evitato il fallimento – il Bari che rischia l’esclusione dalla B, i Manenti, i Piazza e tutta la sequenza di personaggi che in questi anni si sono avvicinati al calcio aumentando a dismisura le difficoltà dei club presieduti invece di ridurle. Ora si capisce perché siamo fortunati? Quello che è successo ovunque in Emilia Romagna poteva accadere anche a Bologna…Invece qui, sotto le amate Due Torri, un buon samaritano canadese ha deciso di salvarci e coprire i debiti altrui, evitando il baratro che tanto temevamo quattro anni fa. Per alcuni sembra la normalità, ma non è così. La continuità aziendale dovrebbe essere la conditio sine qua non: ora è diventato un merito, una virtù, quasi un mezzo miracolo. I veri salvatori del calcio non sono tanto quelli che vincono i trofei, forti dei loro imponenti ricavi, ma tutti coloro che riescono a garantire una parvenza di tranquillità e al tempo stesso investono su strutture e club. Chiamiamola una sopravvivenza attiva con la finalità di fornire alle società gli strumenti utili per camminare sulle proprie gambe ed evitare finire a testa in giù. Non è poco. Pensate al Bari, rinato 4 anni fa con zero debiti e già con le spalle al muro…

Solo per questo Joey Saputo meriterebbe riconoscenza, perché sopravvivere in un mondo di squali essendo un pesciolino che cerca di diventare grosso, non è affatto facile. ‘Sì ok, ci ha salvato, ma sul campo…’, è più o meno questa l’obiezione standard da portico in relazione agli ultimi tre anni. Vero, sul rettangolo verde è mancato qualcosa ma a livello di strutturazione del club il presidente ha fatto ciò che doveva, strutture comprese. Sì, perché sono fondamentali pure quelle nonostante, nell’immediato, non facciano goal. E per dare brio la domenica si è scelto di cambiare allenatore, passando dal ‘pacifico’ Donadoni all’affamato Inzaghi. Potrebbe non bastare, lo vedremo, ma è sicuramente catalogabile tra le mosse del Bologna per ridare entusiasmo in campo. E’ un cambiamento che va in quella direzione: cercare di convincere con il pallone tra i piedi. Servirebbero investimenti sulla squadra? Ci sono stati: 6 per Santander, 5 per Skorupski e 5 per Svamberg, a cui dovrebbero aggiungersi i 3.8 per Mattiello. Non si può dire che il Bologna non stia provando a cambiare le cose in campo, là dove i tifosi vogliono divertirsi e là, dove solo apparentemente, le strutture sembra non contino. Ma alla base di tutto c’è il fatto che qui è capitato Saputo mentre a 50 chilometri Caliendo e a 100 Manenti. E pensare che qui, dove ora c’è Fenucci, poteva esserci Bruni accompagnato da Di Stanislao. Che rischio abbiamo corso…

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