Il calcio è un connettivo di intelligenza: Sacchi e l’idea di che qui non si è vista

Il calcio è un connettivo di intelligenza: Sacchi e l’idea di che qui non si è vista

Arrigo Sacchi alla Repubblica delle Idee ha illustrato la sua visione calcistica: purtroppo è ciò che non è stato fatto a Bologna nel recente periodo…

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

Il calcio da sempre viene considerato un gioco di squadra, ma troppo spesso lo si analizza sul singolo giocatore (sia in positivo che in negativo). Quante volte si leggono i giornali trovando focus sulla giocata del grande campione che ha deciso la partita o l’errore del terzino che ha spalancato la porta agli avversari. Tutto vero, Bale che piazza una rovesciata o Karius che consegna a Benzema il pallone dell’uno a zero nella recente finale di Champions League, sono episodi determinanti che di fatto possono decidere una partita di 90 o 180 minuti. Ma il soccer resta pur sempre uno sport giocato in undici contro altri undici, con schemi, tattiche, moduli, filosofie di gioco che si contrappongono e in cui i singoli individui devono inserirsi. Messi, in una squadra che difende e riparte, probabilmente farebbe decisamente più fatica di quanto fa ora in un Barcellona che esalta le sue grandi caratteristiche.

E allora ascoltare ieri sera le sapienti parole di quello che io definisco un filo-scienziato del calcio (filosofo-scienziato) come Arrigo Sacchi, apre la mente su come andrebbe visto da ora in avanti questo meraviglioso sport. Quando uno stratega e un rivoluzionario come Arrigo definisce il calcio ‘bellezza, coraggio e idee’, si capisce immediatamente che dietro ai freddi numeri, ai moduli e le tattiche, c’è una filosofia culturale calcistica imprescindibile per diventare innovatori. ‘L’Italia ha perso uno stile calcistico’, ha proseguito Sacchi, esortando tutti quanti, per il bene della Nazionale, ha ritrovare una identità precisa (magari coraggiosa). Coraggio, esattamente. Secondo Sacchi il calcio è stato pensato come ‘uno sport offensivo e di squadra ma in Italia lo abbiamo declinato in difensivo e individuale’. E’ un passaggio fondamentale per capire che, non solo in politica, servirebbe uno scatto culturale. ‘Chi ha il dominio del gioco è un ottimista che non ha paura – ha ammonito l’ex c.t. – Mentre il pessimista non può acquisire conoscenze, portando il suo calcio a essere preoccupato. Ma il calcio preoccupato non è per i giovani, quello richiede esperienza’. E allora sì, sul momento ho pensato che negli ultimi due anni il Bologna ha giocato un calcio preoccupatissimo, quasi terrorizzato.

Ma per creare quella che lui definisce ‘una connessione di intelligenze’ tra giocatori su un campo da calcio, servono idee, coraggio, cultura calcistica basata sulla collettività di uno sport che si gioca in undici e si allena in 25. ‘Se si allena individualmente si mette in crisi il sistema nervoso centrale – ha proseguito ieri sera SacchiE quando dicono che io sono stato un rivoluzionario mi viene da sorridere. Ho solo pensato cose semplici, ovvero che il calcio andasse giocato all’attacco, che fosse meglio correre in avanti che scappare indietro, che fosse necessario creare sinergie sul rettangolo verde, un gruppo connesso e interiorizzato in modo che sapesse in automatico generare risposte agli avvenimenti che potevano essere prodotti durante una partita. Il calcio statico non esiste più’. Illuminante come pochi altri. E dunque – per chiudere il cerchio e declinarlo anche in casa Bologna – il prode Sacchi ha chiuso il suo intervento con una frase eloquente che, manco a farlo apposta, qui abbiamo sentito pronunciare otto miliardi di volte. ‘Sento quasi tutti gli allenatori dire che bisognava essere cinici e determinati, mentre io semplicemente direi ‘e se giocassimo meglio?Anche il Benevento si è impossessato del gioco, uno sport che dovrebbe essere visto come lo spartito di una bella musica, una disciplina che si gioca prima con la mente perché come diceva un grande pittore ‘il quadro viene dipinto prima con la testa, la mano è solo uno strumento’. Perché sì, il catenaccio e la ripartenza umiliano’. Amen.

 

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