Giovani e di proprietà, la politica è quella giusta

Giovani e di proprietà, la politica è quella giusta

Il Bologna lavora di prospettiva, è in atto la costruzione di una squadra giovane e interamente di proprietà. Il progetto c’è ed esiste

Non cogliere una evidente differenza rispetto alle precedenti proprietà pare a volte assurdo. Si possono certo criticare alcune prestazioni della squadra nel girone di andata, qualche scoppola, qualche errore fatale, la posizione di classifica quasi sempre nella parte destra, ma le differenze politiche all’interno del club non si possono nascondere. In questi mesi sono stati fatti paragoni arditi con le vecchie proprietà, il sunto può essere: nonostante il paperone al timone i risultati sono uguali a quelli di Guaraldi.

Certo, il Bologna in questa stagione non andrà in Europa e forse non arriverà nono come il Bfc di Guaraldi, ma la struttura di cui si sta dotando il club indurrebbe a guardare al presente e al futuro con ottimismo. Perché? Semplice: meglio puntare su giovani di proprietà piuttosto che su 30enni in prestito. Per anni a Bologna la sussistenza era stata dettata dal prestitaccio di un giocatore da rilanciare o avviato al finale di carriera, il risultato è che nella stagione in cui i nodi sono venuti al pettine la squadra è piombata in Serie B. Perché con i Zenoni, Lanna, Natali, Pazienza e compagnia non c’è prospettiva, è un tirare a campare, senza una idea, solo affidandosi all’usato presunto sicuro. E quando la sicurezza viene meno, e si somma qualche errore dirigenziale in più, il risultato è catastrofico. La differenza più evidente, per far capire l’andazzo, è questa: Guaraldi prese Gilardino in prestito, accordandosi per un riscatto che non avvenne mai. Adesso, invece, i Destro, Verdi, Di Francesco sono di proprietà del Bfc, non c’è pericolo di sporcarsi con una lasagna mentre si chiacchiera con un collega presidente.

Per questo motivo, ora, risulta complicato non sostenere la politica societaria; i passi in questa fase iniziale di consolidamento sono quelli giusti, non resta che attendere con pazienza gli step successivi. I primi tre anni erano di mantenimento e consolidamento della categoria, ora il Bologna è a tutti gli effetti una squadra di Serie A, non una neo promossa o una realtà ancora indefinita; obiettivo raggiunto. Serve da ora in avanti dotarsi, oltre che di una struttura tecnica, di una buona base finanziaria, con tutti i modi che il club riterrà più opportuni. Perché nessun giocatore al giorno d’oggi è incedibile, basta ricordarsi le operazioni Pogba e Higuain, entrambe fruttifere. I bianconeri sono diventati ancora più squadrone reinvestendo, il Napoli sta costruendo una squadra giovane utilizzando proprio i denari incassati dalla cessione del Pipita. Per cui, fino adesso – giovani di proprietà e di prospettiva – il Bologna sta seguendo le politiche dettate dal presidente e il futuro è sicuramente più roseo rispetto a 5-6 anni fa: potrebbe, dunque, essere utile dar credito alla proprietà. Tra qualche anno vedremo se Saputo sarà riuscito nell’ultimo step, quello definitivo, e lì tireremo le somme, ma l’importante è che le mosse iniziali siano corrette. Se si sbaglia in partenza diventa tutto più complicato.

 

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