Forza sei

Forza sei

Il sesto successo casalingo consecutivo spalanca le porte della salvezza al Bologna, ma cosa ci facessero i rossoblù laggiù è un mistero

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

E’ passata la paura? Sì, è passata. Il meno due consegnato ieri dall’Empoli dopo aver espugnato Marassi è stato cancellato immediatamente dal Bologna che, senza colpo ferire, ha rifilato 4 gol al Parma salendo addirittura a 40 punti in tredicesima posizione. Manca poco al record di punti di Saputo in A, incredibile.

E’ il sesto successo consecutivo in casa a dare la quasi matematica salvezza al Bologna, ora in vantaggio di 5 punti sull’Empoli più lo scontro diretto a favore. Neanche in epoche scudettate forse si arrivava a tanto (non ho ancora avuto modo di consultare le statistiche, l’ultima volta nel 2002 credo). Resta dunque il grande approccio della squadra di Sinisa a un match che era delicato forse solo nella mente dei commentatori e non nei calciatori rossoblù, lesti ad aggredire subito i ducali salvati nel primo tempo solamente da tre parate di Sepe. Ma i gol il Bologna li trova nel secondo tempo, sono 16 nella splendida cavalcata da Torino in avanti. E’ il segnale di una squadra che invece di impaurirsi, come accadeva con Inzaghi, trova la forza di imprimere la propria mentalità agli avversari, portandoli a subire proprio quando di solito bisogna compattarsi per tenere un risultato. Il lavoro di Mihajlovic, certo facilitato anche da un mercato di gennaio importante (Tonelli e Gabbiadini, rimpianti qui, oggi decisamente inferiori nel rendimento a Sansone e Lyanco), sta assumendo contorni fantastici, quasi miracolistici. Ma alla fine di paranormale non c’è nulla, resta solo la capacità di un allenatore in grado di trasformarsi nel giro di dieci anni, un lavoro che ha portato il serbo a trasformare il Bologna in tre mesi. E vedendo 26 punti nel girone di ritorno, viene da chiedersi come mai il Bologna fosse finito in quella lotta ansiosa per la salvezza, una bagarre che oggi i rossoblù dovrebbero solo vedere dall’altro per qualità di gioco e qualità degli interpreti. La matematica ancora non c’è, ma tanto per essere chiari: questo Bologna con le pericolanti non c’entra nulla. Tuttavia, in una giornata di festa, siamo tutti più buoni ed evitiamo di ritirare fuori l’argomento Inzaghi, forse uno dei responsabili dello scempio iniziale. Resta allora una cavalcata impressionante e che darebbe al Bologna oggi l’Europa se il campionato fosse iniziato a febbraio, a testimoniare un dato incontrovertibile nel calcio: contano i giocatori, certo, ma forse ancora di più gli allenatori. E chissà che una cavalcata da medie europee non porti il club a comprendere l’importanza di alzare l’asticella, la comprensione di come l’ambiente bolognese abbia ritrovato la gioia e il divertimento di rivedere le partite al Dall’Ara dopo 3 anni di sonnolenza donadoniana e 5 mesi di stenti inzaghiani. Ad essere onesti, il Bologna pare aver trovato con Mihajlovic la chiave di volta per il proprio futuro: è, forse, un nuovo inizio.

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