Derby: evitata la tenso-struttura (e il livello di gufaggine è stato alto)

Derby: evitata la tenso-struttura (e il livello di gufaggine è stato alto)

L’uscita di scena della Effe toglie il problema derby allo stadio, ma Trieste fa paura anche alla Virtus

La Fortitudo, la favorita da inizio stagione a oggi secondo le parole del proprio coach, è fuori dalla finale playoff per salire in Serie A1. Si è parlato tanto in queste ore post sconfitta di tattiche di gioco, scelte del coach, alchimie, americani, aggressioni, spintoni e chi più ne ha più ne metta. In realtà voglio essere molto più semplicistico e scolastico, riducendo l’eliminazione ad un principale, e forse inequivocabile, fattore: il campo. L’anno scorso, da neo promossa, la Effe ha pagato chiaramente lo scotto del noviziato, dell’adattamento alla nuova serie, perdendo punti qua e là costringendosi a forzare il fattore campo nei playoff. In quel caso, non è stata una scelta bensì un dazio da pagare in avvio, ma forse nessuno si aspettava che quella squadra potesse procedere ad una cavalcata quasi trionfale, e senza un americano, nei playoff. Da outsider a finalista, un percorso fantastico che non lascia rimpianti se non quello dell’infortunio di Flowers. Ma in questa stagione la situazione ha avuto una base di partenza diversa: Boniciolli poteva contare su una squadra finalista a cui si doveva aggiungere un americano e un altro tassello di esperienza per completarla, oppure confermando almeno un giocatore tra Amoroso e Carraretto. Col senno di poi alcune scelte sono state sbagliate, ma tutti nella vita sbagliano e probabilmente non è questo il punto (e in corso d’opera si può migliorare) quanto il fatto che fin dall’inizio – quasi sempre per giustificazione – il fattore regular season, e quindi campo ai playoff, è stato ampiamente sottovalutato. Arrivando più in alto la Effe avrebbe potuto prendersi un tabellone più facile, o magari giocarsi la bella al Paladozza con Trieste. Sei punti sono mancati, e considerando alcune sconfitte biancoblù inopinate come quelle con Piacenza e Udine, forse a decidere le sorti della stagione sono state le partite di novembre e dicembre e non quelle di giugno. Col senno di poi, da valutare anche il finale di regular season con la brutta parentesi di Udine, con la Effe che ha praticamente scelto la sua parte di tabellone evitando la Virtus.

Ad ogni modo, non si parlerà più di tenso-struttura, l’idea più stolta che potesse esserci in questa città per cercare di rovinare un eventuale derby di finale. Se da un lato il tifo virtussino gongola all’eliminazione dei ‘cugini’, dall’altro quello fortitudino potrebbe essere costretto a scegliere il male minore: ovvero la promozione di Trieste ai danni degli odiati rivali cittadini. Non è questo il punto, quanto il fatto che alla fine Bologna rischia di restare a mani vuote se la V non batterà Trieste, all’interno di un campionato che a un certo punto vedeva le felsinee favorite. Viene comunque da chiedersi in quanti, effettivamente e sinceramente, avrebbero davvero voluto un derby di finale, con tensione e animi a mille e cinque partite per decretare il famoso ‘mors tua vita mea’. Il derby sarebbe stato uno spot bellissimo per la città e per il basket italiano, ma considerando la percentuale di ‘gufaggine’ registrata in questo mese probabilmente l’80% dei tifosi non avrebbe voluto vederlo. Ora la finale. Trieste ha dimostrato di poter fare e disfare, una squadra con punti nelle mani quando è in ritmo sfruttando la transizione, più in difficoltà quando le difese serrano i ranghi. Lo ha dimostrato la Effe: in quei pochi frangenti di difesa dura Trieste è andata nel panico, scialacquando vantaggi importanti. Di fronte la Virtus, che sicuramente ha più punti nelle mani della Fortitudo ma anche dieci giorni di inattività. In gara 1 Trieste arriverà rodata, anche se più stanca, e questo potrebbe essere un fattore. Servirà attacco, ma anche difesa, concentrazione massima con l’intento di azzannare Trieste nel momento di stacco della spina, difetto che la squadra di Dalmasson sembra avere cronicamente e intrinsecamente. Grazie a una buona difesa, la V potrà sprigionare il proprio attacco, governato dal solito Lawson (mai come in finale potrà essere decisivo) e gestito da Spissu, Rosselli e Gentile in cabina di regia. Umeh, invece, dovrà essere l’uomo delle triple ma anche quello della difesa su Green, fondamentale nell’economia della serie. Da non sottovalutare l’apporto di Bruttini e Michelori, che in qualche modo potrebbero offrire minuti intensi di difesa…

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