Evitare la quinta, ma i calciatori per chi giocano?

Evitare la quinta, ma i calciatori per chi giocano?

Bologna a Genova per evitare la quinta sconfitta in fila, Donadoni non può essere il capro espiatorio del momento difficile: la squadra giochi unita anche per lui

Fatte le dovute critiche all’allenatore per la gestione dell’ultimo mese, e in generale per una crescita di alcuni giovani che ancora non si percepisce, ora serve soprattutto tenere la barra dritta ed evitare sbandate negli ultimi tornanti della Serie A.

A Genova serve evitare la quinta sconfitta in fila, anzi, al cospetto di una squadra in crisi – in maniera maggiore rispetto al Bfc – servirebbe una vera e propria inversione di tendenza. Ma per farlo serve in ogni modo rimanere uniti, magari proprio attorno al ruolo del mister. Donadoni non è certo stato perfetto, ma chi parla di esonero e di cambio immediato sulla panchina forse non comprende nel complesso gli scenari futuri. Il Bologna è quindicesimo, sarebbe più in alto senza torti arbitrali, ma di sicuro non è nella posizione che ci si aspettava. Cacciare Donadoni con una salvezza in tasca equivarrebbe a sentenziare una sola cosa: è il mister il fulcro dei problemi della squadra. Non è così, se da qui a fine campionato la stagione non si raddrizza e non si fa meglio dell’anno scorso, probabilmente gli errori saranno riconducibili a più piani in seno a Casteldebole e non solo concentrati sull’aspetto tecnico. Certo, il mister, a mio modo di vedere, poteva fare meglio negli ultimi tre mesi dell’anno scorso così come ora, ma quando si caccia un allenatore di solito si scaricano su di lui tutte le responsabilità. Ed è un gioco oltremodo sbagliato.

Sì, ieri ho cercato di dare una visione tattica diversa rispetto al 4-3-3 che ormai funziona poco, ma non è certo una motivazione sufficiente a cacciare un allenatore che Saputo ha voluto perno del progetto tecnico del Bologna. Come sempre, non tutto è bianco o nero, come invece spesso accade a Bologna. Da un lato, anche nel recente passato, di fronte ad una sequenza simile di sconfitte il mister di turno sarebbe stato colpito duramente a livello mediatico, mentre ora tutto spesso viene ricondotto al presidente che non spende, dall’altro, se la squadra non fa meglio di un anno fa non si può certo scaricare su Donadoni il carico da mille. Ci sono molte sfaccettature all’interno di un campionato, arbitri, infortuni, sfortuna, rapporti interni, lavoro dei dirigenti, se tutto funziona bene si ottengono grandi risultati, se qualche ingranaggio si inceppa sorgono i problemi. In sintesi, per uscire da una crisi tattica e psicologica questo è il momento dell’unione attorno alla squadra, ai giocatori, all’allenatore, coloro che domenica saranno in campo alla ricerca di punti, perché al di là delle opinioni personali il dato di fatto è che Donadoni non verrà cacciato in ogni modo. Serve un cambio tattico, è evidente, ma se non si vorrà finire con il solito calando sarà meglio ridestarsi subito, e siccome si avvicina la primavera anche in società servirà chiarezza: ovvero decidere se Donadoni sarà al centro del progetto anche il prossimo anno. Il motivo? Non solo progettuale, ma pure motivazionale: se i giocatori sanno che il mister se ne andrà, per chi scenderanno in campo da qui alla fine con una salvezza già in tasca?

1 commenti

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  1. ubaldo.giananton_742 - 9 mesi fa

    Magari per i tifosi visto che la responsabilità delll’andamento di questa stagione non è di nessuno non vorrei mai che fossimo tirati in ballo noi che andiamo allo stadio

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