ESCLUSIVA TBW – Falciani (The Locker Room): “Sousa ottimo comunicatore. Con Rossi rischio inezia”

ESCLUSIVA TBW – Falciani (The Locker Room): “Sousa ottimo comunicatore. Con Rossi rischio inezia”

Mancano ormai poche ore a Fiorentina-Bologna, derby dell’Appennino sentitissimo da entrambe le tifoserie e che vedrà opposte due squadre che lottano per obiettivi differenti, ma che arrivano all’appuntamento con stati d’animo abbastanza simili. Per sapere di più del momento della Fiorentina, abbiamo scambiato due chiacchiere con Federica Falciani, curatrice del blog “The Locker Room” e profonda conoscitrice del mondo viola.

Federica, nonostante il terzo posto in classifica, a Firenze continua a esserci poca fiducia e poco entusiasmo intorno alla squadra. Come mai?

Il giudizio strettamente tecnico sul gioco della Fiorentina di Paulo Sousa è sicuramente condizionato dal recente passato. La Fiorentina di Montella già dall’esordio contro l’Udinese, nell’agosto 2012, seppe dimostrare coraggio e fantasia proponendo un gioco divertente ed efficace, ove possesso palla e fraseggio erano alla base di un progetto tecnico-tattico che ha portato in tre stagioni, tre quarti posti, una finale è una semifinale di coppa Italia e la semifinale di Europa League. Insomma, complice la sensazione che alla Fiorentina mancasse un ultimo step per poter competere con club oggettivamente più attrezzato, il palese malessere di Vincenzo Montella espresso con frasi più o meno sibilline, ha fatto sì che al cambio in panchina fossero date varie interpretazioni… Sousa e’ un ottimo comunicatore, un allenatore che fuori dall’Italia ha dimostrato di saper lavorare con profitto: ha espresso sin da subito grande stima del lavoro operato da Montella, ma è giusto che non rinunci alle sue idee. La mia opinione è che, presa visione della rosa a sua disposizione, Sousa abbia deciso di mischiare le carte, traendo le sue conclusioni partita dopo partita. la Fiorentina non diverte, è indubbio. Firenze e’ una piazza ambiziosa, innamorata, competente e se ne è resa conto, a prescindere dai risultati che ad adesso vedono i gigliati terzi a nove punti. Credo comunque che questa sorta di malcontento sia anche troppo amplificato: i tifosi ogni partita riempiono lo stadio, sintomo che l’attaccamento alla squadra non si discute. Certo è che a volte mi duole rilevare una tendenza generale ad esasperare ogni situazioni: i commenti che hanno seguito Carpi-Fiorentina sono stati impietosi, nonostante la vittoria di una squadra che ha subito goal solo in occasione di Torino- Fiorentina è che occupa comunque molto bene il campo pur non costruendo molto.

Può aver influito un mercato percepito (a torto o a ragione) come di disimpegno da parte dei Della Valle?

Senza nessuna polemica, analizzando in maniera oggettiva il mercato della Fiorentina, è innegabile che le operazioni effettuate non siano esaltanti. Comprensibili le ragioni che hanno portato alla cessione di Savic, difensore importante e soprattutto giocatore che nella Fiorentina di Montella si era valorizzato sotto ogni profilo; l’Atletico Madrid oltre a 10 milioni di euro, ha offerto una contropartita tecnica, Mario Suarez, che troverebbe un posto da titolare nella mediana dei migliori club europei. Inspiegabile la dinamica perversa creata dal malcontento last minute di Joaquin; una querelle che avrebbe portato in ogni caso Sousa a rinunciare ad un jolly dal valore inestimabile per gli equilibri tattici della Fiorentina. E infine, dai contorni incomprensibili resta ancora il caso Salah; un disdicevole ping pong di accuse, omertà, smentite, offerte e rifiuti che di chiaro ha soltanto l’epilogo. Unica nota positiva sono i rinnovi contrattuali di Babacar e Bernardeschi, talenti innegabili, giocatori disponibili e soprattutto unico chiaro segnale della Fiorentina che verrà. Inevitabile la rottura con Mario Gomez, relegato fin dalle ultime giornate della scorsa stagione al ruolo di panchinaro, un lusso milionario che la Fiorentina non può permettersi. La prima colpa imputata ai Della Valle infatti è, senza alcuna ombra di dubbio, la mancanza di chiarezza. Totale. Spiazzante alle volte e quindi fastidiosa. L’ambizione fa parte del DNA fiorentino, ma chiunque frequenti l’Artemio Franchi non ha certo scelto questi colori per la certezza della vittoria; comprendo che alcune critiche possano aver in qualche modo mortificato la proprietà, ma se anche in questa stagione il clima fosse stato realmente “inquietante” come definito da Andrea Della Valle, difficilmente ci si sarebbe trovati a contare 20.000 abbonamenti a Settembre. La Fiorentina deve migliorare sul piano della comunicazione: la chiarezza e l’organizzazione sono spesso la strada più difficile, ma portano ad affrontare i periodi positivi con entusiasmo e quelli negativi con coraggio e unità di intenti. Certo è che pensando con maggiore equilibrio, si eviterebbe di oscillare come un pendolo impazzito dal più tetro degli sconforti dall’esaltazione più sfrenata.

Come si è calato Paulo Sousa in questo contesto?

Paulo Sousa è stato accolto con un po’ di comprensibile scetticismo da stampa e tifosi. Sotto il profilo professionale è sempre difficile commentare la carriera di un tecnico che ha avuto sì il grande merito di affermarsi molto giovane, ma che lo ha fatto fuori dall’Italia. Lo strappo insanabile tra Montella e Della Valle è stato repentino e difficilmente comprensibile. E poi, nota a margine, Sousa ha vestito la maglia a strisce bianconere e a Firenze un passato da pedina fondamentale nel centrocampo della Juventus di Lippi non aiuta troppo. Il suo grande e immediato primo merito? La comunicazione! Diplomatico ai microfoni, gentile con i tifosi, Sousa ha saltato quando gli è stato chiesto di farlo (perchè chi non salta è biaconero) e senza risultare stucchevole si è aperto a Firenze e ai fiorentini. Quando Sousa durante il ritiro ha affermato che la lingua comune alla città e allo spogliatoio doveva essere quella viola, non era per piaggeria… Era una richiesta vera e propria, come a dire che se remiamo tutti dalla stessa parte, verso l’unico risultato che ci interessa e che deve premere, per motivi differenti, ad ognuno di noi, allora ci sarà confronto e ci sarà crescita.

Cosa sembra aver guadagnato e cosa perso la Fiorentina quest’estate, tra nuovo tecnico e giocatori?

Spesso, alla vigilia di ogni nuova stagione, ci si chiede quale potrebbe essere il valore aggiunto, l’uomo in più di ogni squadra. Joaquin, nei due anni a Firenze, ha dimostrato una costante che ben rifletteva l’essenza della Fiorentina di Montella, ossia il coraggio di giocare la palla e la fantasia nel farlo, ma al contempo era probabilmente l’unico uomo (oltre Giuseppe Rossi, ma Pepito è un capitolo a parte) in grado di cambiare in maniera netta gli equilibri di una partita. Spettacolare, ubriacante, deliziosamente spagnolo nella sua “irruenza tecnica”. Penso che la sua assenza sia già pesata nelle dinamiche tattiche ipotizzate da Sousa durante il ritiro. Babacar e Bernardeschi sono cresciuti sotto molti punti di vista, in primis sul piano della personalità; più di altri stanno dimostrando di essere affini alle richieste di Sousa (anche ai sacrifici che sono chiesti loro) e al suo progetto tecnico-tattico, provando a risultare determinanti nella maniera più efficace ma faticosa che esiste nello sport, ossia mettendosi totalmente a disposizione del gruppo.

La partita di Carpi è forse emblematica del momento viola: la squadra non ha offerto una prestazione convincente, ma di riffa o di raffa, i tre punti è riuscita a portarli a casa.

Borja Valero, autore di un’ottima prova a Modena, ha fatto una chiosa molto intelligente: “Probabilmente lo scorso anno avremmo perso questa partita”. Vero. Non si tratta di cinismo ma di intelligenza tattica: dove non si arriva con il bel gioco si deve arrivare con il pressing e la densità. Sousa stesso non ha commentato i 90′ minuti contro il Carpi affermando che questa è la massima espressione del suo calcio, per carità! E’ chiaro che non può sperare di portare a casa tutti successi, segnando e poi limitandosi a navigare a vista… Sarà lapalissiano, ma con il bel gioco non vengono assegnati tre punti. Non è un concorso di bellezza, è calcio. E domenica ci sono stati i tre punti ottenuti per altro contro un avversaria dalle possibilità limitate ma molto reattiva e con un’identità, brava a cercare sempre e comunque la profondità. C’è un allenatore che dimostra obiettività di giudizio e una squadra che dimostra di seguirlo.

Parliamo un attimo di Delio Rossi, uno degli ex della partita. Anche alla luce della sua poco fortunata esperienza in viola, qual è la tua opinione su di lui?

Delio Rossi nel 2011 fu fortemente voluto a Firenze soprattutto dalla tifoseria, irreversibilmente in rotta con Mihajlovic. Premessa: quella di Rossi era una Fiorentina più modesta rispetto a questa negli uomini e quindi negli obiettivi. Basti pensare che ad inizio stagione era Riccardo Montolivo a portare la fascia di capitano, nonostante il centrocampista si fosse già ampiamente promesso al Milan, ove approdò a fine stagione a parametro zero. Purtroppo per Rossi e per la Fiorentina, se l’unico ricordo che una tifoseria ha di te è legato ad un inverecondo 0-5 contro la Juventus e ad una scazzottata in diretta mondiale con un tuo giocatore durante una partita dove il Novara già retrocesso stava conducendo al Franchi per 0-2, allora qualche colpa la hai. Credo che la colpa maggiormente imputabile a Rossi sia quella dell'”inezia”; il non saper dare niente ad una squadra, ricadendo nella frustrazione. A Bologna, Delio Rossi ha saputo conquistare con le unghie e con i denti la Serie A, uscendo vincitore da un difficilissimo turno playoff dove a dir la verità il Bologna ha incontrato grandi difficoltà. Attualmente credo abbia a sua disposizione un ottimo organico sul quale sta lavorando con una certa efficacia. A mio avviso il Bologna è squadra che all’esordio non meritava tre sconfitte consecutive, analizzando le gare sul piano del gioco.

Tornando alla più stretta attualità, che Fiorentina ti aspetti stasera? Pensi che Sousa ricorrerà ancora una volta al turnover e che possa cambiare nuovamente modulo?

Sarà un derby dell’Appennino affascinante: fisico, forte dove si incontreranno due squadre diverse e che potrebbero portare a casa i tre punti proprio puntando sulle proprie caratteristiche principali. Ad una Fiorentina macchinosa ma determinata e organizzata che per ora ha sbagliato forse nell’abbassare troppo il baricentro una volta passata in vantaggio, si opporrà un Bologna che invece non molla mai. Questa sera mi aspetto una Fiorentina che avrà lavorato (nel limite del possibile, visto che si disputa il turno infrasettimanale e il tempo di allenarsi è stato ridotto) sui meccanismi che contro il Carpi non hanno girato come Sousa avrebbe voluto: un centrocampo più continuo in grado di alzare il ritmo e un attacco che cerchi maggiormente la superiorità numerica nei sedici metri. Sousa ha molte soluzioni soprattutto nella linea mediana, e ha dimostrato di non disdegnarne nessuna. Credo che sarà confermato l’ormai consueto modulo 3-4-2-1 con Bernardeschi e Rossi (che potrebbe però essere risparmiato in vista dell’Inter, con Ilicic schierato al suo posto) alle spalle dell’attaccante titolare, che dovrebbe essere Kalinic.

Hai appena citato una delle bestie nere del Bologna, Josip Ilicic. Come sta? Tra gennaio e quest’estate è stato più volte avvicinato al Bologna, ma non se ne è mai fatto nulla e lui, tra Palermo e Fiorentina, di gol al Bologna ne ha segnati tanti, troppi…

Chiunque abbia sentito le parole di un compagno di squadra di Ilicic ha potuto rilevare una costante stima nei confronti del bagaglio tecnico del giocatore sloveno.E questo stonava inevitabilmente con l’effettivo rendimento del giocatore, macchinoso, spento e spesso svogliato. Lo scorso gennaio si era arrivati ad un punto di rottura forte tra Ilicic e la tifoseria viola, che contestava al trequartista non tanto gli effettivi risultati, quanto piuttosto la strana apatia nell’atteggiamento di un giocatore che era stato acquistato per quasi 10 milioni di euro e quindi con la prospettiva di fare la differenza. Nel corso del girone di ritorno l’inerzia è cambiata, sono arrivati i goal, le giocate, ma soprattutto un nuovo modo di scendere in campo. Nella partita contro il Milan, ad esempio, Ilicic ha pressato, ha attaccato gli spazi ed è stato anche ammonito per fallo tattico a centrocampo. Poco importa se nel secondo tempo, prima di siglare il goal del raddoppio, Ilicic ha sciupato praticamente sotto porta una ghiotta occasione… Il pubblico lo ha incoraggiato. E’ proprio vero che spesso la chiave di molte situazioni difficili è nella nostra testa. A Bologna siete esperti addirittura di grandi campioni totalmente rigenerati dopo mille difficoltà proprio grazie al pubblico e alla nuova dimensione rossoblù.

Speriamo che la storia possa ripetersi anche con Mattia Destro…

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