ESCLUSIVA TBW – Castellini: “Manca soprattutto esperienza, ma mi aspettavo 3-4 punti in più”

ESCLUSIVA TBW – Castellini: “Manca soprattutto esperienza, ma mi aspettavo 3-4 punti in più”

Per parlare del difficile momento del Bologna abbiamo interpellato Marcello Castellini, per sei stagioni pilastro della difesa rossoblù e capitano della promozione conquistata nella stagione 2007/08.

Marcello, ti aspettavi un inizio così difficile?

No, sinceramente sotto l’aspetto dei risultati no, mi aspettavo qualche risultato più positivo, che un po’ non è arrivato anche per sfortuna. Sotto gli altri punti di vista, invece, un inizio difficile me lo aspettavo, perché la squadra è stata cambiata molto: sono stati tolti molti giocatori di esperienza e sono stati immessi dei giovani, inoltre alcuni pezzi importanti sono arrivati a campionato già in corso, con tutte le difficoltà del caso. Dovendo quantificare, mi aspettavo 3-4 punti in più. Ci sono state partite, in particolare quella con l’Udinese (che ho visto dal vivo), perse solo ed esclusivamente per mancanza di esperienza e di capacità di gestire la partita. Per quel che ha fatto vedere il Bologna, quei 3-4 punti in più ci stavano e avrebbero fatto vedere la situazione attuale da un’altra prospettiva.

In tanti (non solo opinionisti e tifosi, ma anche membri della squadra e allenatore) hanno più volte sottolineato come questa squadra manchi di identità. Qual è il tuo punto di vista?

Quando sta bene e si fa trasportare dall’entusiasmo (come è normale quando ci sono tanti giovani), la squadra viaggia e riesce anche a fare gol, poi però alla prima difficoltà dimostra di non avere ancora quella forza e quell’esperienza che un gruppo compatto avrebbe per reagire in maniera positiva alle avversità. In quei momenti, oltra alla stanchezza subentra anche quella paura che ti porta a perdere una partita che magari avevi dominato o in cui almeno c’erano i presupposti per riuscire a portarla a casa.

Tu che sei stato capitano del Bologna, vedi tra i giocatori di esperienza qualcuno che possa essere il leader, il capitano di questa squadra?

Ci sono due o tre giocatori che possono essere utili in questo senso. Sicuramente Gastaldello, che però a inizio campionato era fuori, ma che può certamente dare una mano, soprattutto a livello di esperienza, per riuscire a superare questo momento di formazione della squadra e di costruzione del gruppo. Sempre facendo l’esempio della partita con l’Udinese, se in campo ci fosse stato il giocatore di esperienza il primo gol non lo avresti preso, perché avresti abbassato la squadra di quei 5-6 metri che ti avrebbero protetto da una situazione come quella, anziché rimanere alti senza che ce ne fosse bisogno. Chi ha giocato sa che quando hai a che fare con un gruppo giovane purtroppo paghi queste situazioni, ma del resto i giovani hanno bisogno di giocare per fare esperienza.

Su questo tipo di situazioni, che impatto può avere un allenatore? Tradotto: credi che Rossi abbia delle colpe nel determinarsi di questa situazione?

Non parlerei propriamente di colpe, ma di difficoltà, quelle di cui abbiamo parlato fino a ora. Anche l’allenatore fa parte del gruppo e, per questo, non può essere chiamato fuori da nessun tipo di discorso circa la squadra. Anche lui ha le sue difficoltà, come del resto tutti i giocatori, nessuno escluso.

Secondo molti, un passaggio alla difesa a 3 potrebbe portare benefici a un reparto che ha evidenziato diverse lacune fin qui. Sei d’accordo?

La difesa a 3 ti offre più coperture, avendo sempre il giocatore staccato oltre ai due che fanno le marcature. Sta all’allenatore capire se la squadra ha bisogno di più certezze, di quella tranquillità che ti potrebbe dare l’avere un uomo più indietro, pronto a fare le chiusure; tranquillità che, tra l’altro, potrebbe permettere ai giovani di esprimersi al meglio del proprio potenziale. Passare alla difesa a 3 potrebbe essere una mossa intelligente.

La difesa arranca, ma anche l’attacco non se la passa meglio. In particolare, preoccupa il momento di Destro. Credi che le cause di questa partenza lenta siano più da ricercare nel giocatore, che è reduce da una brutta esperienza a Milano e da un’estate in cui non si è preparato al meglio, o nel modo in cui viene impiegato?

Destro paga un po’ il fatto di aver sofferto nella passata stagione e un po’ l’essere arrivato a Bologna un po’ tardi e carico di aspettative da tutta la piazza, visto anche il prezzo a cui è stato pagato. È un giocatore forte, ma giovane, a cui in questo momento è lasciato il peso di tutto l’attacco, non è una situazione così facile da gestire. Anche la condizione probabilmente non è al massimo, ma non bisogna nemmeno dimenticare che fino ad adesso sono venuti a mancare dei giocatori importanti che avrebbero fatto quelle giocate necessarie per esaltare le sue caratteristiche e per metterlo nelle condizioni di fare ciò che predilige. Credo comunque che l’aspetto psicologico sia quello più importante e, in questo senso, riuscire a sbloccarsi sarebbe importantissimo per lui e per il Bologna.

Hai parlato di giocatori che sono mancati, in appoggio a Destro e non solo. A tuo parere, tra quelli che hanno giocato e deluso e tra quelli fermati dagli infortuni, qual è il giocatore che è mancato di più?

Ancora una volta, mi soffermo molto sull’esperienza, perché è ciò che più è mancato fin qui a una squadra che, sia pur a sprazzi, ha dato espressione di una certa qualità. Per questo, rispondo a questa domanda citando quei giocatori come Gastaldello e Giaccherini, che in campo avrebbero saputo dare quel qualcosa in più a livello di esperienza nei momenti di difficoltà, ma che fino a ora sono mancati a causa degli infortuni.

Uno sguardo alle altre: quali saranno le avversarie del Bologna?

Di squadre inferiori al Bologna a livello di organico ce ne sono, ma in questo momento sono sicuramente superiori ai rossoblù a livello di collettivo, di squadra e di amalgama, essendo state costruite negli anni scorsi e avendo giocatori che già da anni sono in quelle piazze. I nomi sono sempre quelli – Frosinone, Carpi… – ma in questo momento il Bologna non deve tanto guardare su chi fare la corsa; deve piuttosto cercare di creare quel che ancora manca per uscire il prima possibile da questa situazione e raggiungere l’obiettivo prefissato, vale a dire il gruppo.

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