Emozionarsi, ancora

Emozionarsi, ancora

Dopo due anni e mezzo piatti, l’ambiente rossoblù ha bisogno di nuove emozioni: ecco perché Pippo Inzaghi può essere la scelta giusta

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

Lo stadio come una abitudine, la routine domenicale, muoversi verso il Dall’Ara più per i vicini di posto, la balotta, che per la partita. Bologna ha finito così il ciclo di Roberto Donadoni, durato circa tre anni. Non c’era più emozione, la tensione pre-partita, il pathos…

Inevitabile, dunque, cambiare guida tecnica, una mossa comprensibile per una società che è ben conscia, più di quanto si pensi, dell’umore della piazza. Certo, bisognerebbe anche parlare di mercato, di acquisti da azzeccare in percentuale maggiore rispetto a quanto fatto fino adesso, ma almeno il fatto che il Bologna abbia provato a cambiare qualcosa può essere visto come un fattore positivo. Perché? Semplice. Dopo tre anni di appiattimento, serviva una svolta almeno in uno dei settori di Casteldebole. La scelta è ricaduta sul mister, evidentemente considerato il maggior responsabile dei 39 punti dell’ultima stagione. Ovvio, su questo si può discutere all’infinito, ma ora che il dado è tratto si guardi avanti con ottimismo, provando ad avere fiducia in Inzaghi esattamente come è stato fatto per 108 partite con Donadoni.

E allora è lecito aspettarsi una svolta sotto il profilo dell’atteggiamento mentale: furore, agonismo, ‘fire and desire‘. Insomma, anche se può essere considerata una follia, l’arrivo di un allenatore capace di creare un gruppo unito ed entusiasta può già di per sé fornire 3-4 punti in più in classifica indipendentemente dal mercato. L’emozione paga, perché coinvolge, stringe, permea la mente del tifoso che va allo stadio e si riconosce, con entusiasmo, in quello che vede. L’ambiente trascina, può aiutare a fare punti se si sente emozionato e coinvolto. Questa può essere la vera rivoluzione: svolta mentale più che tecnica. Preveniamo le obiezioni: De Maio, Falletti e Avenatti sono acquisti rivedibili e si dovrà far meglio, ma intanto si cominci a cambiare la mentalità di un ambiente costantemente pessimista e ulteriormente depresso dagli ultimi tre anni. Serve la pelle d’oca, serve costruire una mentalità solida e combattiva che consenta al tifoso di andare al Dall’Ara pensando di poter fare lo sgambetto a una big piuttosto che sedersi rassegnato sapendo già come andrà a finire. Resto inoltre convinto che la mancanza di entusiasmo porti anche la squadra a lavorare sotto rendimento, a squagliarsi alla prima difficoltà o a mollare gli ormeggi una volta fatto il compitino. Ecco perché la fame di Inzaghi, dimostrata sia da giocatore che da allenatore, può far svoltare il Bologna. Si parte dalla mente, poi si passa agli acquisti. L’una non esclude l’altra, ma da qualche parte si doveva pur cominciare. Emozionarsi ancora, di nuovo, serve ora più che mai: perché una Bologna felice può far fare più punti alla squadra. E’ sempre stato così.

 

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