Effe da incanto, Virtus più cinica: il derby della passione è definitivamente riacceso

Effe da incanto, Virtus più cinica: il derby della passione è definitivamente riacceso

Il derby 104 restituisce Basket City, anche con i suoi difetti, ma l’effetto stracittadina ritorna in auge più che mai, in quello che può anche essere definito un pareggio

Sono virtussino, ho partecipato alla goliardia sui social, ma questo non mi impedisce di svolgere il mio lavoro in maniera equa. La Fortitudo, nel complesso, ha giocato meglio, a godere sono stati gli altri. Dopo un avvio da mani fredde, le squadre si sono sbloccate ma i biancoblù hanno sicuramente mosso meglio la palla, entrando in area nel momento giusto e sfruttando il tiro da tre quando i ribaltamenti lo permettevano. Dall’altra parte la Virtus ha vissuto di folate, ancorandosi al talento di Umeh e Spissu nei momenti importanti. Più gioco di squadra da una parte, più solisti dall’altra. Il risultato più giusto, dopo un supplementare, sarebbe dunque il pareggio, ma il basket non lo prevede nel regolamento.

Giuste le osservazioni biancoblù su alcuni fischi dubbi, anche se Boniciolli, da signore, non li ha usati come alibi in conferenza stampa. In effetti, la missione del coach è stata compiuta: voleva capire se la sua squadra aveva dei valori, li ha pienamente trovati. Anche Ramagli ha ottenuto un successo, non solo sul campo: capire che questa Virtus può trovare il successo anche quando non esprime le sue migliori qualità. Lawson alla sua peggiore partita offensiva della stagione, Rosselli decisivo ma anche a corrente alternata, percentuale da fuori tenuta in vita solo da Umeh e Spissu, insomma, qualcosina nel meccanismo bianconero si era inceppato.

Il derby, dunque, riscopre la potenza di Basket City, sia in termini di lotta promozione (V e F pienamente in corsa) sia come ambiente generale. Bello riscoprire il clima a base di sfottò e coreografie, bello riassaporare lo spirito di tensione ed emozione che due gloriose squadre hanno creato nel corso degli anni, una rivalità che mai si è sopita nonostante le rispettive sfighe degli ultimi vagiti di storia. A patto che tutto rimanga nei canoni civili. E allora, preferisco ricordare l’abbraccio di Candi e Penna a fine partita piuttosto che le urla di un inserviente ai danni di un giocatore avversario. Perché sì, i più maturi spesso sono i più giovani, forse perché più puri nell’animo. E adesso sotto con la Juve, perché Bologna si divide nel basket ma si riunisce nel calcio. E l’odiata Vecchia Signora ci dà sempre un misto di rabbia e tensione, metterle i bastoni tra le ruote sarebbe una goduria…

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