E’ il derby, e niente sarà più come prima

E’ il derby, e niente sarà più come prima

Dopo sette anni torna la stracittadina di Basket City, 2500 giorni senza Virtus e Fortitudo in campo: ma da adesso tutto cambierà di nuovo

29 marzo 2009, data dell’ultimo derby in cui una tripla di Vukcevic freddò la Fortitudo a pochi secondi dal termine. Nell’ultima azione Mancinelli tentò il tiro della disperazione ma la palla danzò sul tabellone e uscì. Lo stesso Mancio sarà in campo oggi all’Unipol Arena, Vukcevic si è dato al business e ha appeso da tanto le scarpe al chiodo. Boniciolli, invece, sette anni fa era sulla panca della Virtus, oggi la affronta da avversario. Le due metà del cielo, dunque, torneranno a collidersi, in comune solo uno dei colori: il bianco. Per il resto, il nero e il blu non possono mischiarsi se non sulla casacca di qualche squadra calcistica, mentre nel basket è quasi come fosse vietato per legge. Soprattutto a Bologna.

Dopo sette anni Bologna tornerà a dividersi cestisticamente, lo ha sempre fatto, anche senza le squadre in campo, ma ora può riaffiorare quel clima rivale che ha contraddistinto cinquanta anni di storia cestistica bolognese. Niente era più come prima, una Fortitudo fallita e divisa prima nel tifo e poi nei comandanti, una Virtus mai più Virtus con solo qualche sporadica comparsata ai playoff fino alla retrocessione. Da Basket City a Basket Crisi il passo è breve. Non che ora le cose possano tornare come allora, è un derby di Legadue, che vale forse più per l’onore che per altro, visto che i tornanti decisivi del campionato saranno in primavera, ma è pur sempre il derby; il primo si spera di una nuova lunga serie. Niente sarà più come prima, perché il blasone di un tempo rimane solo nelle impolverate e stantie bacheche o nella memoria collettiva ma la rivalità resta, anzi torna ai suoi antichi splendori. Non c’è in gioco l’Eurolega o lo Scudetto, però nessuno ci sta perdere e tutti vogliono vincere, anche perché il pareggio non può esistere in una palla a spicchi. E allora questo nuovo derby può essere definito più puro, il ritorno di una stracittadina non inquinato dalla posta in palio (un trofeo) che spesso ha portato risse e partite da uomini veri prima che da eccellenti cestisti. Purtroppo, però, il ‘niente sarà più come prima’ può essere visto sotto un’altra ottica. Perché la realtà del basket italiano, prima ancora della situazione delle due bolognesi, spinge sempre di più verso i monologhi – prima Siena, poi Milano – e sempre meno verso la lungimiranza di Porelli ‘vorrei vincere una volta ogni quattro anni, solo così il sistema cresce’. No, ora vince solo una squadra e per cicli lunghi. Sono venuti meno anche gli sponsor, il seguito, la voglia di emergere e di sopravanzarsi per avere la predominanza cittadina prima di quella nazionale. E allora ci si chiede quando mai Virtus e Fortitudo potranno tornare nelle vette alte del basket italiano ed europeo, senza per forza doversi spartire un derby di Legadue, che solo a dirlo rammarica. Non ci resta dunque che accogliere questa nuova ritrovata rivalità, anche se di un gradino inferiore, senza i paperoni ad investire per giocatori di Nba ma con proprietà più votate alla gioventù e al settore giovanile. A lungo termine può anche funzionare, ma la sensazione è che il dominio rimarrà nelle mani di chi avrà budget mastodontici. Ma che senso ha, in una giornata come questa in cui tutta Italia tornerà a guardare il derby di Bologna, soffermarsi su quello che fu o su quello che forse non potrai mai essere. E’ il derby, e nel cuore dei virtussini e dei fortitudini può valere come quelli degli anni ’90, in cui il trofeo principale da conquistare è l’onore cittadino, la gioia di poter prendere per il sedere i rivali, quelli che ‘non vincevano mai un cazzo’ e quelli che avevano una V rosa composta da culi. Scusate i termini forti, ma è il derby, e niente può essere considerato normale.

 

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