Due giorni per decidere ciò che il campo ha già certificato

Due giorni per decidere ciò che il campo ha già certificato

Italia fuori dal Mondiale e ancora nessuna dimissione dopo quasi 24 ore. La Federazione si è presa 48 ore di tempo per prendere una decisione già sentenziata dai risultati

Italia-Svezia non si può rigiocare, non esiste Martin McFly in compagnia di ‘Doc’ per poter utilizzare un macchina del tempo che ci riporti indietro di qualche giorno. In realtà, bisognerebbe ritornare al post europeo e cambiare drasticamente ogni scelta fatta da lì in poi. A partire dal c.t. Non basterebbero 24 ore di tempo per svoltare una situazione drammatica.

Insomma, ormai è andata e rimuginarci sopra serve a poco. Quello che invece stride è la totale mancanza di sensibilità in seno alla Federazione. 48 ore di tempo per prendere una decisione inevitabile e certificata dal campo sono eccessive per tutti, fuorché per quelli che devono decidere delle sorti del calcio italiano. Non si può ragionare di istinto, chiaro, ma nemmeno prendere per i fondelli gli italiani. Dopo una debacle di questo tipo l’unica cosa che doveva fare il commissario tecnico era presentarsi in conferenza stampa e annunciare le proprie dimissioni. Fine dei giochi, fine dei discorsi, fine della transazione del contratto. La frase ‘devo incontrarmi con il presidente’ può essere interpretata in tanti modi, in primis: trattiamo la buonuscita. Invece no, la disfatta di ieri sera non doveva guardare in faccia a nessuno, portando al totale azzeramento di ogni carica decisionale. Presidente federale e c.t. su tutti. E allora viene da chiedersi di cosa mai dovranno parlare Ventura e Tavecchio prima di arrivare all’inevitabile, il tutto mentre i senatori hanno pianto davanti alla televisione e i 74mila di San Siro hanno fischiato per zero gol in 180 minuti alla Svezia (e con essi 50 milioni di italiani). Se in Italia la parola ‘dimissioni’ rappresenta un fastidio non riusciremo mai cambiare realmente le cose e tutto resterà uguale a prima perché manca totalmente il senso del pudore, la comprensione della realtà dei fatti, la presa di coscienza di un fallimento conclamato. Siamo fuori dal Mondiale dopo 60 anni e per la terza volta nella storia e nessuno ha ancora preso insindacabili decisioni. Ogni volta che si cade e si fallisce in maniera clamorosa ci viene ripetuto che abbiamo di fronte la grande occasione per rifondare, ma puntualmente non accade mai. E allora, se ci vogliono 48 ore per lasciare le proprie poltrone (semmai succederà) significa che davvero in Italia la colpa è sempre degli altri, dell’arbitro, della sfortuna, della condizione fisica, delle date dei campionati ecc. Tutte balle. I responsabili sono chiari, hanno un nome e un cognome. Avranno il coraggio di farsi da parte?

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