Dolcetto o scherzetto?

Dolcetto o scherzetto?

Altra sciagura rossoblù: Gastaldello spalanca le porte della vittoria alla Fiorentina e Verdi si infortuna gravemente. Preghiamo Ognissanti per averne undici sani contro la Roma.

Siamo ad Halloween, periodo di scheletri, zucche, dolcetti. Il Bologna riempie tutte le caselle: lo scheletro è quello di Verdi che si spezza e lo terrà lontano dai campi per diverso tempo, la zucca è quella di Gastaldello che si fa cacciare scioccamente un’altra volta mentre il dolcetto è quello che recapita Valeri a Badelj salvandolo da una espulsione certa. Buon Halloween a tutti.

Stavolta non è che il Bologna meritasse granché, per i primi trenta minuti non ha toccato palla, ma bisogna anche considerare l’assenza Destro e l’infortunio di Verdi, proprio per questo motivo i leader dello spogliatoio avrebbero dovuto ergersi a punti di riferimento assoluti per non far perdere certezze e bussola alla squadra. Invece è successo proprio il contrario e Gastaldello è caduto nella seconda grave ingenuità nel giro di un mese, sacrificando se stesso incautamente dopo essere incappato in un errore difensivo di facilissima lettura tattica. Sicuramente, la tensione di essere giù nell’arena può annebbiare la lucidità, ma non capire che è meglio prendere un gol e rimanere in parità numerica che andare sotto e farsi cacciare sconcerta. Chi sceglie la seconda via porta le possibilità di recuperare la partita sotto la soglia della razionalità avvicinandola allo zero percento. Infatti la Fiorentina amministra, non affonda, forse per poche energie, ma il conto dei tiri dalle parti di Tatarusanu ricalca la percentuale di possibilità di recuperare citata poco sopra. In sostanza la partita si è decisa al trentesimo del primo tempo, il resto dei minuti è trascorso invano sperando in una reazione veemente e miracolosa del Bologna e in una ‘compensazione’ di Valeri. Personalmente, una volta espulso Gastaldello, sono andato a cercare gli ammoniti viola per capire la reale possibilità di ristabilire la parità numerica. La casella era drammaticamente vuota.

Rimango dunque seduto incredulo e demoralizzato, alla caccia di qualcosa da poter raccontare nelle cronache che non fosse il fraseggio sterile della Fiorentina o un cross sballato del Bologna. Attorno a fine primo tempo trovo pane per i miei denti, Badelj stende malamente Mbaye ma per Valeri – lettura del labiale dal monitor – è ‘palla piena’. Di palla c’è poco, nulla, di gamba tanta, con torsione innaturale di Mbaye da brividi. Sarebbe rosso diretto, ma evidentemente quando tocca a noi gli arbitri non vedono mai. Dovremmo far presente ai direttori di gara che la nostra seconda maglia è un omaggio a loro, quel flou così appariscente, e non una presa per i fondelli. Forse stanno travisando il messaggio…Così, dopo una serie di partite nefaste dal punto di vista arbitrale, Donadoni, con espressione quasi disgustata, ha ammesso in conferenza di essere stanco di queste decisioni contrarie in serie. Ha fatto capire che stare zitti e fare i buoni non ha portato a nulla: abbiamo fatto gli educati ma continuate a sbagliare, forse è meglio lamentarsi. Questa, grosso modo, la traduzione. Mi trova perfettamente d’accordo.

E’ dunque finita male anche stavolta, i ragazzi rossoblù hanno suonato al campanello ma invece del dolcetto hanno ricevuto scheletri e zucche vuote, paura allo stato puro. Ora Roma, con una squadra incerottata come poche nella speranza che una preghiera nel giorno di Ognissanti possa salvarci dall’inferno. Basti pensare che con la viola il Bologna ha chiuso con Rizzo terzino destro e Mbaye centrale, prima di lui in quel ruolo hanno giocato Dzemaili e Pulgar. Non siamo nemmeno al ruotino di scorta, l’automobile è piantata su quattro mattoni. E’ un mese che gira tutto per il verso storto, l’unico appiglio a cui possiamo aggrapparci è legata al fatto che a novembre arriva la parte più facile del calendario: sperando che il Bologna possa giocare a ranghi completi e con una maturità tale da non autoinfliggersi severe punizioni oltre quelle che la normale sfiga sembra volergli recapitare. Sbagliare è umano, ma qui si persevera davvero diabolicamente…

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