Depressione non fa rima con costruzione

Depressione non fa rima con costruzione

Ambiente depresso a Bologna dopo le prime tre giornate: così non si aiuta la squadra

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

Apro lo Spunto di oggi riportando le parole di Davide Nicola ieri al Corriere dello Sport sulla situazione in casa Bologna. Non che lui sia addentro alle cose rossoblù, ma certamente, da allenatore ormai scafato, può sicuramente fornire una visione delle cose imparziale e ambientale. Perché l’ambiente attorno ad una squadra di calcio conta. “Bisogna sempre dare un tempo oggettivo e fisiologico affinché la squadra possa assimilare certi concetti e certe sicurezze. Se l’ambiente si deprime poi è difficile costruire”.

E allora sì: depressione non fa rima con costruzione, almeno calcisticamente. Una squadra che arriva da 21 sconfitte stagionali e sente continuamente ripetersi che è scarsa, da retrocessione, o addirittura ‘la peggiore della Serie A’, difficilmente viene aiutata. L’ambiente a Bologna ormai è spaccato, c’è chi sentenzia oscuri presagi da tempo – e li fortifica ora – e chi invece prova ancora ad avere pazienza: il tutto produce uno scontro di opinioni che non hanno al centro il bene del Bologna. Di certo, il bene del club e della squadra non si fa dicendo che tutto va bene, ma nemmeno l’esatto contrario. La diatriba tra la parte pessimista e quella ottimista porta i tifosi della stessa squadra a scontrarsi su un terreno che dovrebbe unirli: i colori rossoblù.

C’è come sempre una via di mezzo, è quella del lavoro – che batte Inzaghi – della pazienza e della consapevolezza che nella vita, come dice qualcuno, non si nasce imparati. Vale anche per il Bologna, che magari avrà pure poca qualità generale, ma di sicuro può competere per la salvezza proseguendo il percorso iniziato a luglio. E’ tutto nuovo, partendo dal modulo, passando per l’allenatore e concludendo con 5-6 titolari su undici cambiati: come è possibile affermare che il Bologna non possa rodarsi e giungere ad un livello nettamente migliore di questo dopo solo due mesi di lavoro? Al momento è tutto molto relativo e a Bologna siamo i maghi della teoria della relatività. Esempi? Dzemaili due anni fa era imprescindibile, basti pensare alla sconfitta del Bologna a Firenze in una delle ultime dello svizzero prima del passaggio a Montreal: Donadoni non lo fece giocare, la teoria fu ‘il messaggio del tecnico a Saputo, ecco il tuo Bologna senza Dzemaili’. L’intento era sottolineare la pochezza rossoblù senza lo svizzero in campo (tra l’altro reduce da 8 gol). Altro esempio? Pulgar. Imprescindibile e incedibile fino a tre mesi fa, ora è ritornato il tatuato incapace di governare il centrocampo. E allora perché non provare a unirsi, per davvero, provare a sostenere la squadra dandole fiducia e coraggio, una infusione di positività che possa rivitalizzare un ambiente depresso e cronicamente instabile. C’è un bene, ed è quello del Bologna, che va sostenuto e incoraggiato, a volte spronato, ma mai sbeffeggiato. Non a caso, un giorno ascoltai il messaggio di un ascoltatore in radio che disse ‘una volta ci si prendeva in giro tra tifosi di squadre diverse, ora ci prendiamo per i fondelli tra di noi tifosi rossoblù’. La depressione cronica difficilmente può aiutare una squadra a riprendere la retta via, soprattutto non consente una costruzione dal basso di qualcosa di nuovo. Non l’ho detto io, ma Davide Nicola.

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