Cortocircuito se non ci sarà continuità (cercando di perdere meno spesso)

Cortocircuito se non ci sarà continuità (cercando di perdere meno spesso)

Ancora un Bologna a corrente alternata e sono sempre gli assenti ad essere rimpianti: un mese fa si diceva tutto e il contrario di tutto

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

Forse ha ragione Pepé Anaclerio: ‘In questo Bologna sono tutti intercambiabili, giocatori imprescindibili non ce ne sono’, questo è il succo del suo pensiero che mi è venuto in mente quando ho deciso di scrivere questo Spunto.

All’epoca della prima sosta, cioè un mesetto fa, si facevano gli stessi discorsi che si fanno ora, ma anche il suo contrario. Proviamo a essere chiari. Il comune denominatore è il cambio modulo. Già allora il 3-5-2 era nell’occhio della critica e si cercava di capire se Inzaghi, sfruttando la pausa di campionato, potesse passare ad una difesa a quattro o comunque a uno schema diverso. Ma all’epoca il campione di partite era troppo labile per tracciare decisioni definitive. Avanti con il 3-5-2, che contestualmente ha anche portato due risultati importanti contro Roma e Udinese. Blindato il modulo con due vittorie fondamentali, la critica si è dunque concentrata sui nuovi innesti nell’undici titolare. Già alla prima sosta ci si chiedeva come mai Svanberg non toccasse campo, come mai Nagy non prendesse il posto di uno spento Pulgar e come mai due energici come Orsolini e Okwonkwo partissero dalla panchina. Bene, la sentenza è stata che le vittorie del Bologna sono coincise con l’innesto delle nuove forze. Peccato, però, che a Cagliari la tanto attesa continuità non sia arrivati e ora ci si ritrovi, nei giudizi, puntualmente daccapo.

Palacio è di nuovo il giocatore da recuperare immediatamente, Poli idem per ridare certezze ad una mediana di nuovo in difficoltà, mentre dietro il terzetto Calabresi-Danilo-De Maio è già da cestinare. Insomma, servivano forze nuove prima, servono forze vecchie ora. Alla fine, come accade poi ovunque, sono sempre gli assenti ad essere rimpianti. E quindi, il Bologna di Inzaghi, che era rinato con i Svanberg, Calabresi e Nagy, oggi deve rinascere con i Pulgar, i Poli e i Palacio. Non solo, sfruttando la sosta si riparla chiaramente di un cambio modulo perché il 3-5-2 non soddisfa più. Insomma, fino a che il Bologna non troverà continuità si proseguirà su questo solco, chiedendo a gran voce l’utilizzo del panchinato di turno. La realtà è che probabilmente lo stesso Inzaghi sta ancora cercando una quadra definitiva, perché proprio ora che sembrava averla trovata, dopo Roma e Udinese, si è ritrovato a commentare gli stessi errori e lo stesso Bologna assuefatto alla sconfitta. Molto probabilmente, più che tecnico e tattico, il problema è mentale. Manca una mentalità meno perdente – dire vincente sarebbe troppo dato che in Italia vince una squadra sola – manca la consapevolezza di squadra solida, la capacità di pareggiare laddove non si riesce a vincere. Perché questo Bologna di Inzaghi continua un po’ nel solco di quello precedente di Donadoni: perde troppo spesso. Qui si deve intervenire, facendo in modo che la squadra esca dalle proprie paure, dai propri errori, dalle proprie gabbie mentali. La sconfitta deve essere vista come qualcosa di rivoltante (soprattutto in società), non come un normale trend di una stagione nata sottotono. Serve dare continuità per evitare cortocircuiti che già sono nella testa dei calciatori, altrimenti diremo sempre le solite cose senza, forse, affrontare il vero problema.

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