Consolidando Donadoni?

Consolidando Donadoni?

L’amministratore delegato si dimostra fenomenale nell’analisi dei numeri, ma è sul tema Donadoni che è mancata la resa dei conti

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

Il day after l’ospitata di Claudio Fenucci al Pallone nel 7 lascia sensazioni contrastanti: chi lo ha criticato per i soliti concetti espressi, da chi invece guarda con pragmatismo e realismo alla situazione del Bologna.

La prima parte, anzi, trequarti di trasmissione, è stata incentrata sul posizionamento del Bologna nel presente e nel futuro: su questi temi Fenucci è sostanzialmente imbattibile. Riducendo l’analisi ai conti e ai numeri, l’amministratore delegato ha illustrato la realtà delle cose, trovando spunti condivisibili su due-tre temi centrali. In primo luogo il tema plusvalenze. I club a cui noi facciamo ora riferimento agiscono così: cedono e ricomprano, altra via di uscita, senza una impennata dei ricavi, al momento non c’è. L’Ad però ha anche sottolineato che le previsioni future sui conti sono buone e che l’azionista di maggioranza può investire e non spendere. E’ un passo avanti. Importante anche la sottolineatura sul settore giovanile dell’Atalanta, da sempre fiore all’occhiello della società nerazzurra. ‘L’Atalanta ha sempre avuto un settore giovanile di primissimo livello, ma ci ha messo un po’ a trovare l’allenatore giusto (Gasperini, ndr) per fare ciò che ha fatto, perché il settore giovanile c’era anche quando in panchina guidava Colantuono ma i risultati erano diversi’, le parole di Fenucci. Oggettivamente qui c’è poco da dire. L’altro tema importante è relativo alle risorse messe a disposizione dalla proprietà. Qui Fenucci ha prestato il fianco ai critici, sottolineando che il grosso dello sforzo del presidente Joey Saputo è stato intrapreso il primo anno del triennio, portando il club ad agire con risorse minori nelle successive due stagioni. Onesto. Condivisibili anche i concetti di marca europea. Il succo è: un giorno sicuramente andremo in Europa, ma vogliamo arrivarci per restare e non solo per andare in gita. Insomma, quando Fenucci illustra il quadro del calcio italiano e in questo inserisce il posizionamento del Bologna, a livello contabile, difficilmente può essere attaccato. Poi, però, c’è il calcio giocato.

Il tema centrale, o comunque una parte preponderante dell’intervista, doveva essere incentrato sul lavoro del mister (indipendentemente dalle posizioni della critica). Perché quando Fenucci ha parlato ‘dell’allenatore giusto trovato dall’Atalanta’ bisognava forse incalzarlo con una semplice domanda ‘secondo lei anche il Bologna l’ha trovato?’. Perché in questa fase, una volta illustrati i conti e spiegato perché le risorse a disposizione sono calate negli ultimi due anni, il vero punto su cui la società è attaccabile è proprio l’allenatore. E se le sconfitte sono state troppe, perché mai sulla guida tecnica ci si è soffermati solo 5 minuti di striscio? La responsabilità, certo, non è di Fenucci che ha potuto evitare così domande scomode su un argomento evidentemente spinoso (e quella più incalzante è stata la conduttrice). Si poteva, dunque, far notare l’assenza di identità nel gioco, spronare Fenucci a difendersi sull’argomento ‘giocatori scarsi e Donadoni fa con quel che ha’ o semplicemente tentare di fargli prendere una posizione netta sul mister. Ma sul tema calcistico restano probabilmente altri scivoloni, come la frase ‘il numero delle sconfitte è in media con quello di una squadra della nostra fascia’ o quella sui tifosi considerati ‘stakeholder’, riducendo la passione calcistica ai conti e ai bilanci. Servirebbe non perdere contatto con l’emozione, l’aspetto passionale del prodotto calcio che è quello che un club mette in campo la domenica. E su questo, forse, continua a mancare feeling. Perché sembra che consolidare perdendo sia un aspetto accettabile, ma se ‘il numero delle sconfitte è troppo alto’ si sta consolidando anche Donadoni? A giugno avremo una risposta…

 

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