Chi scappa ora non torni

Chi scappa ora non torni

Una sola vittoria in undici partite, Bologna in crisi di identità e risultati: ma proprio ora è il momento di stargli più vicino possibile

Rabbia, delusione, amarezza. Ci stanno tutte queste sciagurate emozioni al termine di Bologna-Empoli, la quinta partita delle ultime sei in cui i rossoblù non solo non hanno vinto ma nemmeno segnato. Tolti i tre gol contro il Palermo, il Bologna ha passato 450 minuti senza segnare. Tanti, troppi per sostenere una strenua difesa di una squadra che oggettivamente sta facendo enorme fatica a produrre qualsiasi concetto calcistico.

Sottolineato come la squadra sia doverosamente (e giornalisticamente) criticabile, è giunto il momento della massima unità e coesione. Perché è nelle situazioni difficili che serve un aiuto, quando le cose vanno bene tutti siamo più o meno capaci di tifare, diverso quando una squadra subisce per novanta minuti o non trova la porta contro una delle ‘impresentabili’, non vince da secoli o non segna dall’Era geologica. Stare vicini ad una entità così calcisticamente impalpabile è durissima, soprattutto per chi paga per vedere uno ‘spettacolo’. In effetti, se si va a teatro o al cinema a vedere un brutto film o una pessima rappresentazione poi ci si guarda bene dal tornarci. Può valere anche per lo stadio, ma non del tutto. In questo Dall’Ara gioca la nostra squadra del cuore, giocano non solo undici calciatori ma anche i sentimenti che noi proviamo verso determinati colori. La domenica (o il sabato o il lunedì) scende in campo anche la passione, l’amore, e chi questi sentimenti li conserva e custodisce gelosamente non può disperderli con troppa facilità. Scappare ora, equivale a lasciare sola una squadra che avrà una miriade di difetti ma prova comunque a cavare un ragno dal buco, un allenatore in difficoltà, certo, ma pur sempre il salvatore della patria un anno fa quando la retrocessione per tanti sembrava certa, lasciare solo un presidente che ha salvato dal fallimento un club in cui da sempre ci riconosciamo mettendo 100 milioni di euro.

La differenza sostanziale è che nel passato spesso si è chiesto uno sforzo al tifo per evitare che il Bologna sparisse nei dilettanti, ora si chiede semplicemente un sentimento di vicinanza perché a garantire per l’esistenza del club c’è Saputo in persona. La squadra ci prova, si sbatte ma non ce la fa, non siamo di fronte ad uno sciopero bianco che giustificherebbe un abbandono. E’ dura sostenere questa squadra, è dura vedere una realtà in cui anche un padrone ricco ha prodotto un Bologna da salvezza striminzita, ma proprio ora che davanti ci sono tre trasferte il sostegno deve essere massimo. Qui si gioca una stagione, e lasciare solo il Bologna, come se i giocatori avessero tradito la fiducia di chiunque, non è il modo migliore per far passare ‘a’nuttata’. Di questo si tratta, uscire in piedi dalla Buriana, dalla tempesta, dal crollo di determinate certezze. E chi ora abbandonerà il Bologna è chiamato a non ritornare quando le cose andranno meglio, quando la burrasca sarà passata e il cielo un po’ più azzurro. Perché sì, i giornalisti sbagliano pronostici e previsioni, ma il vero tifo sostiene questo: ‘se non sai amarlo quando va male, non amarlo neanche quando va bene”.

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