Bigon ripone lo champagne, Donadoni prende la lavagna

Bigon ripone lo champagne, Donadoni prende la lavagna

L’Ad Claudio Fenucci è tornato a parlare ieri al Motorshow sulla situazione del Bologna, lo champagne verrà usato per brindare ad altri traguardi, mentre Donadoni è responsabile della crescita della squadra (e dei risultati)

Si è esposto un po’ più del solito l’amministratore delegato del Bologna Claudio Fenucci, le sue parole al Motorshow erano del tutto inevitabili dopo la crisi che ha attanagliato la squadra rossoblù. Serviva l’intervento di un dirigente che non fosse Bigon, perché ogni volta che il Ds parla va incontro a sonorissime critiche per le sue frasi infelici, come appunto lo champagne da stappare in caso di un punto in più rispetto alla passata stagione. Fenucci ha dunque ritracciato le linee progettuali del Bologna, su strutture e ambizioni nulla di nuovo, ma è sul presente che serviva un punto di vista societario più chiaro.

Dal colloquio con i giornalisti sono emersi diversi punti di riflessione. Come era presumibile, il Bologna crede nella rosa allestita, o almeno è convinto che con questi giocatori si possa tranquillamente raggiungere l’obiettivo. E’ esattamente la stessa versione che Fenucci illustrò a fine mercato, quando disse chiaramente che per la dirigenza la rosa era migliore rispetto alla passata stagione. La conseguenza è che tocca al mister far rendere al meglio il materiale umano a disposizione, e il sedicesimo posto è difficile possa soddisfare la dirigenza. Anzi, Fenucci ha espressamente ammesso che i recenti risultati non trovano gradimento (e ci mancherebbe). In sintesi, il compito di Donadoni è quello di risollevare al più presto la classifica del Bologna, non solo per una questione puramente aritmetica ma anche per evitare ulteriori spese sul mercato di gennaio. Un conto è affrontare la sessione invernale con pochissimi punti di vantaggio sulle ultime tre, un altro arrivarci avendo mantenuto o ampliato il margine di sicurezza.

Non solo, Fenucci ha dichiarato anche che il compito dell’allenatore non consiste solo nel far rendere la squadra ma di portarla ad una tangibile crescita, soprattutto nella sua parte più giovane. La domanda dunque è: può una squadra al momento in difficoltà affidarsi ai giovani per risalire? Far crescere i giovani significa soprattutto farli giocare, ma Ferrari a Roma e Pulgar a Udine, per fare due esempi, sono immediatamente andati incontro a sonore critiche. Non è poi neanche del tutto vero che schierare un Bfc più esperto dia risultati, contro l’Atalanta gli over 30 in campo erano tanti ma sappiamo come è andata. La missione di Donadoni, dunque, è tutt’altro che facile: spesso far crescere una squadra e al tempo stesso farla rendere non è possibile. Ad ogni modo, il risultato della chiacchierata di Fenucci è più o meno il seguente: Bigon è pregato di riporre lo champagne e festeggiare in altre occasioni, Donadoni di tirare fuori la lavagna e insegnare calcio ai ventenni.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy