Bel-lazio!

Bel-lazio!

Un pareggio non fa primavera.. e infatti nevica. Coincidenze?

di Redazione TuttoBolognaWeb, @TuttoBolognaWeb

«Sono passati 800 giorni dall’ultima vittoria contro un top team». Ottimo. «Il Bologna spesso rianima gli avversari». E vai! Che faccio, continuo con queste badilate di ottimismo o smetto di leggere i giornali? Chiudo con il cartaceo e mi affido ai social. Perdo il conto delle contumelie a Donadoni, Fenucci, Di Vaio, in alcuni casi a Saputo, e a sti giocatori che chiamarli giocatori è offensivo per i giocatori. Bon, mi chiudo in una catartica psicoanalisi che spero aiuti a liberarmi dalle angosce del subcosciente (da Wikipedia).

Ore 20:45, è tutto pronto, si parte. Dzemaili prende palla a centrocampo e lascia partire una mina che per Strakosha, in confronto alle mie angosce del subcosciente, è una bomba atomica. La palla prende la traiettoria di un Super Tele calciato di punta e l’estremo difensore laziale, invece di metterla sopra la traversa, la respinge sui piedi di Verdi. 0-1. Dai ragazzi, mancano solo 87 minuti al triplice fischio! La Lazio tenta una reazione ma è apaticamente fuori giri, del resto tre giorni fa era a undici fusi orari di differenza. Il Bologna gioca con un 5-5 di Oronziana memoria, chiude tutti gli spazi e riparte. Insomma, fa quello che deve fare: vendere cara la pelle. Al minuto 16, sull’unica sbavatura difensiva, è uno a uno. Adesso ci asfaltano. Adesso ci asfaltano. Adesso ci asfaltano. Palacio si mangia due goal che gridano vendetta. «Porc! Vaff! Socch!». Intervallo.

Al rientro in campo Inzaghi toglie Wallace, peccato, era il nostro dodicesimo uomo. Minuto tre, limite dell’area: Masina si inventa un «paso doble» con conseguente palla persa che è da subitanea galera. Non paghiamo dazio, però dai Maso! Helander gioca una bella partita in fase difensiva, se poi azzeccasse anche un passaggio sarebbe il top, De Maio e Giancarlone non sono certo meglio e facciamo una discreta fatica ad uscire palla al piede. Loro vorrebbero alzare i ritmi, ma quando ci provano il Bologna riesce a piazzare il cazzotto che gli abbassa subito la cresta. Si entra nei minuti decisivi: adesso ci asfaltano, adesso ci asfaltano, adesso ci asfaltano. Ci si aspetta un forcing laziale ed invece i rossoblù si difendono clamorosamente bene e con Donsah – Porc! Vaff! Socch! – e Verdi sfiorano l’impresa. Triplice fischio. La messa è finita, andate in pace.

Nella giornata delle «manite» avremmo firmato con il sangue per un pari, invece al 94’ resta un po’ di amaro in bocca perché le occasioni migliori le abbiamo avute noi. Bene, bravi e speriamo in un bis. Quarto pari stagionale che regala a noi tifosi un po’ di morale dopo le ultime avvilenti prestazioni e un derby perso. Torna Palacio – che nel secondo tempo gioca con la bombola d’ossigeno a rimorchio – e Verdi ricomincia a fare il Verdi che abbiamo ammirato fino a gennaio. Torosidis, finito nel dimenticatoio geriatrico, gioca una gran partita nonostante lo scetticismo iniziale. La tanto bistrattata difesa stampa una gara attenta e ordinata, guarda caso proprio quando il centrocampo non si appiattisce sulla linea dell’area di rigore… coincidenze? Se poi Donadoni è influenzato e in conferenza stampa ci va un Gotti che dice cose sensate e rasserenanti, sembra di essere tifosi di una squadra normale, che riesce a prendere qualche punto anche su campi di prima fascia, esprimendo una prestazione piacevole e di carattere.

Forza Bologna, sempre! Ah, dobbiamo crescere (giusto per non farvi godere troppo).

MATTEO RIMONDI

 

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