Basta poco

Basta poco

Riacceso l’entusiasmo in città, ora il Bologna dovrà tenere viva la passione fino a fine campionato. Si può vivere di consolidamento anche accendendo la fantasia

Sarò ripetitivo, ma quello che è successo domenica nel giro di una ventina di minuti è il microcosmo perfetto per analizzare l’ambiente rossoblù. Fischi nel primo tempo, sia per il risultato ma anche per la prestazione opaca del Bfc – il più bersagliato il povero Krejci, reo di aver sbagliato un paio di cross o non aver saltato in un colpo solo due difensori avversari – applausi a scena aperta nel secondo tempo.

Cosa è cambiato in quella rimonta? Non solo il risultato, ma soprattutto la percezione e l’emozione. Il Bologna nella ripresa è andato a folate, ha schiacciato il Chievo, ha coinvolto il pubblico, lo ha sostanzialmente emozionato: questo è quello che conta. Si è passati dallo sciopero di Reggio all’idea di andare in massa a Firenze, è bastata sostanzialmente una vittoria convincente per fornire all’ambiente la voglia di vedere di nuovo le partite del Bologna. A febbraio non era così, dopo la sequenza di sconfitte la prima idea della piazza, e anche la mia, era la seguente: non vediamo l’ora che finisca il campionato. Adesso no, c’è addirittura l’idea di poter fare risultato a Firenze e, perché no, giocarsela con la Roma in casa. Il mondo si è capovolto, perché finalmente il Bologna è riuscito a mostrare le sue qualità, quelle che nel cassetto ha sempre avuto e non era riuscito a tirare fuori: godiamoci dunque la vittoria, senza pensare troppo ai gioielli che potrebbero essere venduti o a Destro che è andato negli spogliatoi senza festeggiare. Poffarbacco, si gioisca senza pensieri!

Ma se ogni volta che la squadra vince gli ottimisti zittiscono i critici e ogni volta che perde accade il viceversa, probabilmente non ci sarà mai la possibilità di una discussione costruttiva, che come spesso accade contempla la famosa scala di grigi a discapito del bianco e nero. Su questo concordo con Donadoni: serve equilibrio. Il Bologna ha sempre avuto delle qualità, le ha evidenziate a corrente alternata, ma tutto era sufficiente per il consolidamento della categoria indipendentemente dal valore delle ultime tre. L’obiettivo del Bologna, sempre e comunque dichiarato, non è mai stato a rischio nonostante il mese e mezzo molto complicato. Il succo del discorso, banalmente, è questo: se il Bologna vuole zittire la critica ha la possibilità di farlo in campo, sostanzialmente non staccando la spina ogni volta che raggiunge la salvezza. Perché, indipendentemente dagli interpreti, ad un certo punto della stagione il Bfc smette di avere fame? E’ successo l’anno scorso,con Giak, Diawara, Rossettini e Brienza, è successo quest’anno dopo la vittoria col Toro. E’ questo il punto, a Casteldebole la squadra va tenuta sulla corda, perché nel farlo ne trarrà giovamento, limitando le critiche e tenendo alto l’entusiasmo. Se il Bologna fosse stato scarso avrebbe disputato una partita come quella di domenica? No. Basta solo l’atteggiamento? Certo che no. Il Crotone ha sempre l’atteggiamento e la fame giusta ma senza qualità perde sistematicamente di misura. Servono entrambe le cose e la squadra ha dimostrato di averne una ma non sempre l’altra. Serve tutto ciò, continuità, non staccare la spina, proseguire fino alla fine e questo porterà più spesso a standing ovation casalinghe. Il Bologna ha la possibilità di conquistare (o zittire) la critica al 90’ prima ancora che premere per una stampa più buonista tramite fastidiosi silenzi stampa. Basta poco per dare senso a tutto, ma non serve a convincere il sottoscritto che da sempre sostiene le azioni del presidente, piuttosto è utile per strappare consensi tra i più critici. A me, piccolo sognatore, basta pensare ad uno stadio nuovo e a un ritorno in Europa tra qualche anno: sono sicuro che entrambe le cose accadranno, mentre altri la vedono diversamente. Ah, con Verdi e Di Francesco su questi livelli, recuperare il miglior Destro renderebbe il Bologna davvero una squadra interessante: pensiamoci prima di sparare a zero sul numero dieci.

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