Basta carri, si pensi solo alla salvezza

Basta carri, si pensi solo alla salvezza

Il Bologna lancia da San Siro la sua rincorsa salvezza, più che le solite divisioni ora servirebbe unità e tifo

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

Bologna è la città dei carri, ci si sale e ci si scende, ma in questo contesto storico è del tutto privo di senso parlarne. La vittoria con l’Inter è un toccasana per la classifica e per le speranze salvezza, ma non è certo sufficiente a riabilitare il lavoro di Riccardo Bigon e, in generale, l’intera stagione. Giusto chiarirlo onde evitare che qualche critico si scagli immediatamente con i più moderati o con i presunti ‘sempre godenti’. Fatto l’incipit, è comunque privo di senso rivendicare o riconfermare con più forza eventuali posizioni. Complicato raddrizzare l’operato 2018/2019 pur a fronte di una salvezza raggiunta, contro producente rilanciare le solite polemiche attorno al lavoro del club: se si vuole provare a salvarsi è necessario far emergere un minimo di unità ambientale.

D’altronde, il mercato è finito, i giocatori sono questi e Mihajovic cercherà il mezzo miracolo sportivo con ciò che ha a disposizione. L’assedio a Bigon è chiaro e definito da mesi, con tutta probabilità verrà sostituito a giugno, e continuarlo in ogni dove è ormai un esercizio finalizzato allo sfogo rabbioso di ciò che è stato fino a qui. Lo stesso vale nei confronti delle altre componenti societarie, fino ad arrivare al presidente. Il sentimento stagionale non è trascurabile e non muterà con la salvezza, tanto vale provare a metterlo da parte in questi mesi di lotta e remare tutti dalla stessa parte. La vittoria con l’Inter ha dato gioia e sarebbe preferibile viverla nella sua pienezza e nella consapevolezza che altri passi importanti andranno fatti, non con il rancore di chi ha digerito un’andata pessima o la rivincita di chi ha sostenuto l’operato societario. Una vittoria a San Siro è una vittoria a San Siro e non c’è bisogno di rivendicare carri o posizioni. Il passato resta ed è stato giudicato, rimane il presente, che si vivrà alla giornata, e il futuro che partirà da giugno. Sia in A che in B (speriamo di no). Si riparte domenica, un match altrettanto importante perché dopo il sacco di Milano la squadra ha bisogno di continuità, e farlo nel giorno in cui il calendario può complicare il tragitto altrui non sarebbe affatto male. E siccome i ragazzi a San Siro hanno avuto la capacità di risollevarsi, giocando in casa contro il Genoa meriterebbero una accoglienza da big match con il pieno sostegno di chi andrà a tifare. La speranza è che il Dall’Ara sia di nuovo riempito con quella voglia basilare di vedere una partita dei rossoblù e non con la rassegnazione verso ciò che fino a domenica scorsa annebbiava la passione per questi colori. E’ il tempo dell’unione per evitare una retrocessione dolorosa, per i processi e le rivendicazioni ci sarà tempo a campionato finito. E’ bello poter di nuovo sperare.

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