Argomenti di psicoanalisi

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Frizzi, Santurro, la rivolta del Dall’Ara e un bel puntone che fa morale

di Redazione TuttoBolognaWeb, @TuttoBolognaWeb

Ti ascolto un po’ distratto come tutte le sera all’ora di cena. Poi dal nulla quella poesia: «Negri, Furlanis, Pavinato, Tumburus, Janich, Fogli, Perani, Bulgarelli, Nilsen, Haller Pascutti». Assolutamente fuori contesto e proprio per questo è un momento bellissimo ed emozionante. Mi sale il magone. La concorrente è più confusa che mai: «Calcio… una formazione…». Tu la guardi con il solito garbo e gli vorresti solo rispondere «No, non è UNA formazione, è LA formazione». Da quel momento, per me, hai sbloccato la modalità «mito». Ciao Fabrizio.

Minuto 86 di una partita che il Bologna interpreta con dedizione, agonismo e grande sacrificio. Palacio è un quarto d’ora che gioca con una flebo di Gatorade al braccio, la maschera dell’ossigeno e il deambulatore per stare dritto. Si alza la tabella dei cambi: «Il Bologna sostituisce il numero 9, Simone Verdi, con il numero 11, Ladislav Krejci». Ho un attimo – fosse solo un attimo – di confusione: «Ma veramente?!». «Ah, boh..» il lucido commento del sempre lucido Massa. Poi diciamo che il Dall’Ara non la prende proprio benissimo. Fischi, moccoli e aggettivi irripetibili per Donadoni.

Arrivo alla macchina, accendo la radio e realizzo che Verdi ha chiesto il cambio. Alzo le mani e chiedo scusa al mister per aver fischiato, smoccolato e usato aggettivi irripetibili. Donadoni comprende l’accaduto, si presenta davanti ai microfoni e commenta dicendo di aver sentito solo il coro «vi vogliamo così» e ringraziando la curva per il sostegno. Bravissimo, uno a zero per il mister. Punto, non andrei oltre. Perchè capisco il momentaneo rammarico di un allenatore che finalmente fa dei punti con una big e si sente contestato per qualcosa che non ha fatto, ma capisco anche che un pubblico, stanco di non prendere mai punti contro una big, possa fischiare un cambio – senza rendersi conto del retroscena – di un giocatore che sembra ancora correre, al posto di uno palesemente più morto che vivo. Anche se poi è Pasqua e non si sa mai…

Detto questo, lo spiacevole episodio non dovrebbe far passare sottotraccia la prestazione di una squadra – e del suo allenatore – che ha preparato una gara quasi perfetta, facendo ciò che doveva fare per fermare una formazione indiscutibilmente più forte. Quando la Roma penetrava fra le nostre linee si è trovata invischiata in una melassa di raddoppi, contrasti e densità che ne ha rallentato gambe, idee, passaggi e giocate. Peccato non essere riusciti a ripartire con un po’ più di frequenza e aver sprecato un paio di occasioni che potevano fare male ai giallorossi. Di contro, però, bisogna dire che giocando praticamente senza punte – Verdi e Difra hanno fatto i centrocampisti e Palacio pure – hai accettato che l’avversario giocasse nella tua metà campo per ottantacinque minuti. E se la Roma, anche se distratta dalla Champions, la tieni tutto quel tempo in attacco, prima o poi il goal te lo fa. Poi, se nel giorno di San Turro fai un tiro e un goal, nel primo tempo metti il plexiglas davanti alla porta, nel secondo non ti vergogni di parcheggiarci un pullman e ti va tutto, ma proprio tutto bene, i tre punti li porti a casa. Non saremmo stati i primi e neppure gli ultimi.

Bravi tutti, buona Pasqua e forza Bologna. Sempre!

MATTEO RIMONDI

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