Agire, non solo reagire

Agire, non solo reagire

Il carattere del Bologna spesso viene fuori quando la squadra è spalle al muro, lo step successivo è produrre una azione e non solo una reazione

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

Una ribellione feroce alla sconfitta, questo è il Bologna di Pippo Inzaghi tra le mura amiche. Se ci pensate, i rossoblù partono a rilento con la Roma – subito in avvio due occasioni per Kluivert – poi escono alla distanza e passata la paura vincono legittimando. Con l’Udinese i primi trenta minuti sono friulani, con annesso svantaggio, poi Santander desta il Bologna e il secondo tempo sappiamo come è andato a finire. Infine il Toro, un’ora difficile, doppio svantaggio, gioco farraginoso, poi di carattere la squadra reagisce, recupera e mantiene il pari con due uomini su una gamba (non tre come il film di Aldo, Giovanni e Giacomo). Insomma, finalmente il Bologna è una squadra capace di reagire, ma lo è anche di agire?

Probabilmente questo è lo step successivo che Pippo Inzaghi dovrà trasmettere alla truppa, e di cui ha parlato Santander nel post partita: agire prima di essere costretti a reagire. ‘Non possiamo iniziare a giocare sotto di due gol, dobbiamo farlo prima‘, le parole del ‘ropero’ che evidentemente ha capito che reagire va benissimo, ma non sempre si può rimontare uno svantaggio perché basta un episodio sfavorevole per mandare a monte una rimonta. Ecco allora che la capacità di reazione alle difficoltà è basilare per una squadra di calcio, ma lo sarebbe anche non ritrovarsi sempre spalle al muro. Anche perché reagire appare sempre come inseguire qualcosa che è sfuggito, agire invece significa andare a cercarsi la gloria per primi.

Oltre a tutto questo, ci sarebbe l’assimilazione del 3-5-2. A livello psicologico, avere una mentalità di un certo tipo è forse l’aspetto più difficile da costruire, perché si basa sulla mente, su qualcosa di non tangibile, sottile da ricercare, difficile da migliorare. Il Bologna appare sulla strada mentale giusta ed è un punto di merito che va dato a Inzaghi, uno che a perdere soffre come un cane anche quando gioca a briscola: aver trasmesso questo alla squadra è un concetto entusiasmante per chi negli ultimi due anni ha visto perdere una partita su due. Non è un aspetto secondario, perché è probabile che nel calcio si possa anche esprimere un gioco gradevole, ma senza la mentalità difficilmente si ottengono i risultati sperati. Su questo la squadra finalmente c’è, ora si provi il passo successivo. E qui non si parla tanto di qualità del gioco, ma almeno di riuscire a interpretare più fluidamente il 3-5-2. Dopo 10 partite, che sono ancora un campione debole per giudizi definitivi, a livello di interpretazione del modulo si notano ancora delle lacune sia come tempi di gioco che come idee e movimenti messi in pratica sul campo. Ecco allora che se il Bologna assumesse una mentalità attiva e non solo reattiva, assieme ad una assimilazione più efficace del 3-5-2, non solo arriverebbe una salvezza tranquillità ma anche emozione, gioia e calore. Mai come oggi c’è la sensazione che il Bfc sia sulla strada giusta a livello mentale ma che manchi ancora qualcosa a livello tecnico-tattico. Chissà che la parte più difficile non sia stata superata e che il meglio debba ancora venire…

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