A Verona, ultima chiamata per Inzaghi?

A Verona, ultima chiamata per Inzaghi?

di Gionni Forlenza

di Redazione TuttoBolognaWeb, @TuttoBolognaWeb

Il Bologna dopo appena 1 punto ottenuto nelle prime sciagurate 4 giornate, era riuscito ad ottenere la media di un punto a partita battendo alla settima giornata l’Udinese in casa: 7 punti frutto del pareggio contro il Frosinone e le 2 vittorie casalinghe contro la Roma e i friulani. Ora, la trasferta di Verona contro il Chievo chiama Pippo Inzaghi a tornare sulla media punto a partita: 12 punti in 12 partite è il minimo sindacale richiesto dalla società per raggiungere i fatidici 38-40 punti a fine campionato che sono poi più o meno gli stessi ottenuti da quando il Bologna è tornato nella massima serie. Certo, non è come spingere un pulsante in automatico, quindi? Premesso quanto detto dai miei colleghi e cioè, massima coesione, unità d’intenti e tante altre considerazioni atte a tener unita e concentrata la squadra su un unico obiettivo, vediamo quali potrebbero essere i scenari in caso di pareggio al Bentegodi o peggio, di sconfitta.

In caso di pareggio, si tenterà come in caso di vittoria di preparare il derby dell’Appennino caricando il mister e la squadra approfittando anche della sosta. In buona sostanza, a mio avviso, nulla cambierebbe. E in caso di sconfitta? In questo caso, si aprirebbero 2 scenari: il primo vedrebbe ugualmente Inzaghi al suo posto con rinnovata fiducia da parte della società, magari non più a tempo indeterminato. Fiducia si ma prima di Natale si tirerebbero le somme. Il secondo scenario, vedrebbe Pippo Inzaghi sollevato dall’incarico con Cesare Prandelli o Sinisa Mihajlović (questi i rumors che si leggono o sentono) pronti a prendere il suo posto, approfittando anche della sosta e quindi dare al nuovo mister un paio di settimane per conoscere i giocatori ed eventualmente provare nuovi moduli. Una parte della dirigenza, si dice, preferirebbe Prandelli, mentre a Di Vaio non dispiacerebbe l’idea Sinisa. Evidentemente Marco Di Vaio ha oltremodo apprezzato l’allenatore serbo quando da giocatore se lo è ritrovato a Bologna. Cominciò la carriera da allenatore proprio qui a Bologna quando la famiglia Menarini lo scelse dopo aver esonerato Daniele Arrigoni. Ora, senza andare ad approfondire chi sarebbe meglio tra questi allenatori in base al materiale che c’è e quindi ai loro moduli, stile di gioco ed altre variabili, esonerare Pippo Inzaghi dopo 12 giornate in caso di settima sconfitta stagionale, sarebbe giusto?

Certo, Inzaghi ha commesso qualche errore ma il suo credo già visibilmente esternato a Venezia oramai lo conosciamo. Non produce un gioco spettacolare; cerca sempre di lucrare il punticino o la vittoria puntando come prima cosa a non prenderle. Per esempio, altri allenatori, come Pioli, puntavano sempre a tenere alta la squadra a proporre gioco anche contro avversari come la Juve. Guidolin, altro esempio, gioca addosso all’avversario. Le squadre di Guidolin sono sempre state difficili da affrontare, un po’ come quelle di Ulivieri. Inzaghi non ha nessuna di queste caratteristiche. Gli piace giocare, ama i terzini alti, si propone anche con una certa attenzione tattica, ma tende a difendersi contro le grandi e, quando si va in vantaggio, tende a conservare. Il 3-5-2 in effetti è un modulo conservativo ma se dopo appena 3 minuti si passa in vantaggio, pensare di difendere per oltre 90 minuti contro un’Atalanta che sale con 8-9 giocatori è già impensabile pensarlo. Qualche cambio tardivo e neanche azzeccato insomma, Inzaghi non è esente da colpe. Ora non pensiamo al peggio, pensiamo a cogliere la prima vittoria in trasferta che manca da 11 mesi proprio contro il Chievo lo scorso 22 dicembre, 2-3. Pippo ha tutte le capacità per far riprendere quota a questo Bologna che come già detto, sta crescendo. Resto convinto sulle qualità di questi giocatori e sono anche convinto che questa squadra, al netto di qualche rinforzo a gennaio, potrà chiudere alla media più alta di 1 punto a partita.

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