Zibaldone di riflessioni prima di Milan-Bologna

Zibaldone di riflessioni prima di Milan-Bologna

Arriviamo subito alla partita di Coppa Italia contro l’Inter. Chi è stato gentile ha dichiarato che Agliardi è sostituibile. In più di un bar la discussione è stata chiusa con un perentorio: «L’è un trest». Personalmente non credo che l’estremo difensore rossoblù possa meritare una difesa ad oltranza: l’uscita l’ha sbagliata (e non è la prima volta quest’anno). In questa sede vorrei però approfondire l’atteggiamento dei difensori. Il pur bravo Sorensen, sul calcio d’angolo che ci ha condannati si è dimenticato di Ranocchia. Portanova ci ha provato, ma i quasi 120 minuti di gioco, gli hanno appesantito lo stacco sulla linea di porta, più di quanto non abbia già fatto l’età. Il risultato è che Palacio (più o meno alto come Don Lurio) era marcatissimo, e Ranocchia praticamente solo. Sottolineo il ruolo (deficitario) della difesa perché, aldilà delle uscite fantasiose di Agliardi, temo che il mister Pioli non abbia ancora trovato quell’equilibrio che invece l’anno scorso, proprio di questi tempi, si stava consolidando. E per dirla tutta, mi pare che Portanova, dopo Agliardi, stia dimostrando di essere assolutamente cedibile. Non vorrei fossimo costretti a vederne il declino che fu di diversi centrali che ci ostinammo a confermare nel recente passato (ricordate Castellini?). Con Antonsson, Sorensen e anche Cherubin (che mi pare cresciuto decisamente negli ultimi cinque match), il Bologna non rimpiangerebbe Portanova. Se poi aggiungiamo che Khrin non ha per niente demeritato quando è stato schierato sulla linea difensiva, probabilmente l’addio a Portanova pare un’operazione da non rimpiangere eccessivamente. Il secondo tempo contro l’Inter in coppa Italia ci ha regalato qualche bella giocata ma, soprattutto, continuità e concentrazione derivante dal cuore. Non dimentichiamoci che, nel primo tempo, di gioco, il Bologna ne ha macinato ben poco. E da questo punto di vista, a costo di sembrare controcorrente, nemmeno il 4-0 con il Chievo è stato particolarmente rassicurante: è sembrato molto più frutto dell’evanescenza dei nostri avversari che del nostro gioco. Di certo la partita di coppa ha certificato che il centrocampo beneficia della presenza di Perez. In qualche modo è più equilibrato e la grinta e il presidio degli spazi del Ruso non sono sostituibili. E qui tocchiamo un altro punto critico, nel momento di massimo fermento del mercato. Gli innesti di quest’anno, in questo comparto, per ora sono stati una delusione. Motta nelle ultime prestazioni non ha demeritato, ma è lungi dall’essere un giocatore decisivo (come dimostrano i cinque cross sbagliati contro l’Inter). Guarente è la brutta copia di quel giocatore che aveva meritato valutazioni milionarie e continua ad alternare cose belle (poche) con cose assai meno lusinghiere (molte, troppe). Pazienza che fino a dicembre ci ha fatto dubitare di essere un giocatore di pallone, martedì non ha giocato male, ma le precedenti apparizioni hanno gettato una luce sinistra sulla possibilità di considerarlo un punto fermo del centrocampo rossoblù. Ergo, in mezzo, se togliamo Perez (in ogni caso discontinuo fino ad ora soprattutto per problemi fisici) che pare recuperato, rimane un’incognita legata in qualche modo alla forma di Taider e all’utilizzo di Khrin. Vedremo se Guaraldi, Pioli e Zanzi rimarranno concentrati sul tema dell’estremo difensore o se ammetteranno che una buona fetta del centrocampo è da cambiare e sapranno mettersi al lavoro per rimediare. Sul nostro attacco, il trio Gabbiadini, Gilardino, Diamanti, seppure fonte di un certo squilibrio offensivo, costituisce un assetto sempre pericoloso per i nostri avversari. Anche in questo caso, a costo di andare controcorrente, non posso non sottolineare il rendimento di Diamanti. E’ vero che, come ha dimostrato contro l’Inter, è capace di grandi giocate. E’ anche vero che il suo contributo complessivo nelle ultime cinque  gare è discutibile. Troppo convoluto, meno in grado di tenere il pallone come in altre fasi della sua esperienza bolognese. Rimanere appesi alle sue invenzioni anziché alla continuità di rendimento, può essere un rischio elevato per una squadra come il Bologna. Domenica contro il Milan, non importa sottolinearlo, sarà durissima. Se non ci sono sorprese, dovremmo partire con Taider e Perez in mezzo e Kone che affianca Diamanti sulla trequarti. Perlomeno all’inizio sacrificherei Gabbiadini e vedrei bene Khrin in qualche modo in campo. Con questo assetto di massima, vedremo se Pioli riuscirà a caricare e preparare i ragazzi per ripetere il buon gioco espresso contro Lazio, Atalanta e Napoli. Ma ovviamente, stante la differente qualità in campo, per portare a casa almeno un puntaccio, dovremo contare anche nel momento non strepitoso del Milan. Contro Lazio, Atalanta e Napoli abbiamo giocato un buon calcio: non dimentichiamoci che giocare bene a pallone con continuità, rimane il presupposto più importante per portare a casa i risultati.

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