Verdi speranza

Verdi speranza

Dopo il positivo inizio di campionato sono tanti gli spunti su cui pote riflettere: migliorando un cammino in trasferta fin qui disastroso potrebbero spalancarsi porte a noi chiuse.

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Oggi l’introduzione non serve. Inutile, superflua: apro così.

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bfc

Che pera! Pazzesco Verdi, veramente. Immagino come il suo mondo si sia capovolto nel giro di un mese scarso, da giocatore talentuoso ma discontinuo e bocciato più di una volta nel corso della sua carriera in Serie A (non proprio lunga ad onor del vero) a punto imprescindibile di una squadra che davanti gioca e bene, protagonista di gol pesanti e soprattutto tanta incisività e concretezza nel corso dei 90 minuti. Una crescita esponenziale, frutto anche della grande fiducia riservatagli da Donadoni e tutto il suo staff che hanno creduto e insistito sulle qualità del ragazzo sin dal primo giorno in rossoblù. Merito di Bigon, capace di portarlo a Bologna per un milione e mezzo, cifra ridicola se paragonata alle valutazioni attuali: fuorvianti e gonfiate. Un nuovo punto di partenza per un ragazzo che al suo debutto in Coppa Italia vestito di rossonero mi fece esclamare: “ma quanto è forte questo?”. Perdersi per poi ritrovarsi. 

Non solo Verdi però, perché questo inizio di campionato offre tantissimi spunti su cui riflettere. Il primo: Krejci. Non proprio una novità: è un giocatore fatto e finito, un esterno vero, in grado di fare entrambe le fasi con qualità, fisico e intelligenza tattica. La sua crescita continua e l’incidenza tra le mure amiche sono tra i fattori principali della sorridente classifica rossoblù. Anche qui un applauso al direttore sportivo in grado di strapparlo allo Sparta Praga per quasi 4 milioni di euro.

Più che altro vorrei spendere qualche riga per un ragazzo che già si è preso in mano il centrocampo, ossia Blerim Dzemaili. Vi aspettavate Nagy? La leadership dello svizzero, però, è impressionante: urla, sbraccia, guida i propri compagni. Sempre il primo a portare il pressing alto (come è nato il gol di Destro contro il Crotone?) e personalità da vendere, impossibile non notare un guerriero come lui in mezzo al campo, un giocatore di un altro livello. Perderlo l’anno prossimo, destinazione Montreal, sarebbe un peccato mortale specie se la condizione fisica e psicologica dovesse continuare a sostenerlo.

Ulteriore nota positiva del Bologna 2016/2017 targato Donadoni è la tenuta mentale. Dopo le 5 sberle rimediate a Torino sbandare sarebbe stato anche umano, una perdita di fiducia impressionante. Invece, da lì, la risalita. La bella vittoria contro il Cagliari e la prova in crescita di Napoli, nella tana di una delle squadre più forti e complete dell’intera Serie A. Un dominio assoluto dei partenopei per i primi 45 minuti, capaci di imprimere un ritmo altissimo soprattutto in fase di non possesso. Il ritorno dagli spogliatoi ha però visto la gara cambiare registro, con addirittura il Bologna più vicino al vantaggio prima dell’avvento dell’uragano Milik. Con la Samp situazione diversa, in ogni caso per la prima mezz’ora i ragazzi di Giampaolo hanno messo alle corde i padroni di casa. Timidi, bruttini. Poi la consapevolezza di poter prendere in mano la partita, le belle giocate, il gran gol di Verdi e il secondo tempo di grande qualità. Andare sotto dal punto di vista del gioco e sovvertire l’inerzia del match non è da tutti: i rossoblù lo hanno fatto più di una volta in questo scorcio di campionato. Oltre alla tecnica, l’intraprendenza, la personalità risiede la consapevolezza di essere un gruppo, un gruppo forte.

Migliorando il cammino lontano dal Dall’Ara, finalmente amico, la stagione potrebbe davvero prendere una piega inaspettata. Sperare non costa nulla.

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