Rimpiangendo Casarini

Rimpiangendo Casarini

Pensavo di averle viste (e lette) tutte, ma evidentemente mi sbagliavo. Quando, dando un’occhiata ai vari commenti sull’imminente ritorno di Matteo Brighi a Bologna, ho letto: “Tanto valeva tenere Casarini”, ho maledetto, stramaledetto quel 2 maggio del 1985 in cui mia madre mi diede alla luce. No, non ho nulla contro il Casaro, che ha dato tutto se stesso (e anche più) per permettere al Bologna di raggiungere l’obiettivo promozione pur sapendo che la sua lunga avventura rossoblù sarebbe finita di lì a breve. Figuriamoci. Non dimentico però le critiche (se non addirittura le offese) piovute sul ragazzo a più riprese, specie quando si è trovato – suo malgrado – a essere additato come il responsabile dell’esclusione di Zuculini; mugugni nati, chissà, da quelle stesse menti geniali che ora, visto l’arrivo di Brighi, rimpiangono l’addio a Casarini.

Lo capisco: quello di Brighi non è un nome che scalda. Chi si aspettava un mercato roboante da parte di Corvino, fatto di vagonate di grandi nomi presi a raffica dopo il raggiungimento della promozione, ha tutto il diritto di storcere il naso e di fare le proprie rimostranze nei confronti dell’attuale responsabile dell’area tecnica. Nel farlo, però, non può mancare così spudoratamente di coerenza, rimpiangendo oggi quel che schifava ieri, e non può nemmeno analizzare con tanta superficialità un’operazione che la sua logica (nemmeno tanto nascosta) ce l’ha.

Che Brighi non sia più il giocatore ammirato qui a Bologna un paio di ere zoologiche fa, né tantomeno quello capace di segnare 3 reti in un’edizione della Champions in maglia giallorossa, non ci sono dubbi. Ma è altrettanto vero che l’ex-Sassuolo può essere un giocatore funzionale al progetto Bologna, una riserva di qualità che al contempo possa fare da chioccia ai giovani che Corvino ha scelto per la mediana; il tutto a un prezzo più che ragionevole: 200mila euro di ingaggio più bonus per una sola stagione, meno della metà di quanto (legittimamente) richiesto da Matuzalem per prolungare di un anno a sua permanenza a Bologna, grosso modo la metà di quanto guadagnato fino a qualche settimana fa dal rimpanto Casarini, un quarto circa di quanto vergognosamente percepito dal pari ruolo Michele Pazienza nella sua tragica esperienza rossoblù.

Capisco che non sia facile valutare certe operazioni di mercato con la dovuta lucidità quando, a un mese dall’inizio del campionato, la squadra è ben lontana dall’essere completata, soprattutto nell reparto più importante, l’attacco, dove ancora non è arrivato nessuno. Prima di disperarsi, però, arrivando al punto di rimpiangere Casarini, è bene valutare ogni mossa conoscendola fino in fondo e inserendola nel contesto di una strategia di mercato, che – piaccia o meno – la società ha esplicitato sin dai primi minuti successivi alla promozione. I soldi “risparmiati” ingaggiando un Brighi, per capirci, potranno essere dirottati (senza fare pazzie) per l’acquisto di una delle punte di cui il Bologna ha disperato bisogno in questo momento. Che Corvino si sBrighi, per l’amor di Dio, altrimenti qui diventiamo tutti matti.

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