Osvaldo lo prenderei subito

Osvaldo lo prenderei subito

È notizia di ieri, anche se la voce gira da un po’ (fin da gennaio in realtà, ma Corvino smentì bruscamente), che il Bologna potrebbe intavolare una trattativa per portare in rossoblù Pablo Daniel Osvaldo. L’attaccante italo-argentino è attualmente in prestito al Boca Juniors, e per le casse del club il riscatto è impossibile. Rientrerà così al Southampton ma il suo desiderio è tornare in Serie A. Lo vuole la Lazio e lo vorrebbe, appunto, il Bologna. Trattativa difficile, non impossibile.

Ora mi produrrò in due tipi di analisi: una lunga e articolata e una breve e sentenziosa (in fondo all’articolo).

Analisi lunga e articolata: Osvaldo è un giocatore che è da anni sulla bocca di tutti i commentatori calcistici italiani, il classico esempio di talento non supportato da un carattere semplice. Giocatore burrascoso, una delle (poche e dibattute) vittime del Codice Etico prandelliano, quando si pronuncia il suo nome è quasi sempre per parlare delle mattate e non delle azione calcistiche. Però ci sono anche quelle. Ad esempio, ridurre alla definizione di minestra riscaldata un attaccante che dopo essere andato via da Bologna cinque anni e mezzo fa ha giocato per Roma, Juve, Inter, oltre a totalizzare quattordici presenze nella Nazionale italiana, mi sembrerebbe ingeneroso. Stesso discorso varrebbe per il prendere come metro di paragone l’Osvaldo visto a Bologna: ancora in fase di formazione, paracadutato in una squadra Di Vaio-dipendente col quale l’amalgama in campo non si creò mai (comunque sempre grazie per quel rigore a Torino), il vero Osvaldo non abbiamo mai avuto il piacere di conoscerlo. Si tratta di un giocatore che, comunque, nei campionati di Serie A ha mantenuto la media di un gol ogni centottantadue minuti giocati (Di Vaio ogni centosettantacinque): uno ogni due partite, in sostanza. Sì sarebbe un rischio, è probabile. Citiamo due allenatori che lo hanno avuto: Colomba disse che “Osvaldo ha sempre avuto un carattere molto particolare: lavora bene se dietro di lui non c’è l’alternativa con la quale giocarsi il posto”, mentre Andreazzoli lo bollò come “piagnucoloso”. Evviva. Piagnucoloso chissà, ma sul fattore concorrenza declinato da Colomba è chiaro che non sarebbe questo il caso: Osvaldo, infatti, a Bologna ricoprirebbe il ruolo di punta di diamante, finalizzatore del gioco rossoblù. Per quanto riguarda la questione caratteriale, poi, non è da tenere in secondo piano la presenza di Pantaleo Corvino, che in lui ha sempre creduto avendo messoci gli occhi sopra sin dai tempi di Lecce. Lo considera il suo figlioccio, e certamente intavolerebbe con lui un discorso serio, in bilico tra il professionale e il paternalistico, e punterebbe a responsabilizzarlo prima di portarlo a Bologna. Magari con l’aiuto di Franco Zuculini, grande amico di Osvaldo e col quale andrebbe a comporre una coppia ormonalmente assassina. Ma questa è un’altra storia. La storia seria è che Osvaldo è un giocatore forte, certamente più forte di quelli che abbiamo ora, certamente più forte di quelli che abbiamo avuto negli ultimi tre anni, e qui mi fermo perché preferisco non allargarmi troppo. Ha tutte le caratteristiche per essere un craque, e spero che Corvino faccia di tutto per portarlo a Bologna.

Analisi breve e sentenziosa: Osvaldo lo prenderei subito.

 

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