Ok, il prezzo è giusto!

Ok, il prezzo è giusto!

Tra le tante trattitive che hanno visto coinvolto (per ora non da protagonista), ce n’è una che in pochi si sarebbero attesi di dover commentare e che, forse anche per questo, sta accedendo da diverse settimane il dibattito tra tifosi e addetti ai lavori. Stiamo parlando della (per ora) molto ipotetica cessione di Marios Oikonomou al Napoli, che i media partenopei danno per essere vicinissima e che, al contrario, gli stati maggiori del Bologna (ultimo Corvino nella conferenza stampa di venerdì scorso) hanno sempre categoricamente smentito.

Che il centrale greco potesse diventare uno dei pochissimi (se non l’unico) pezzi pregiati della rosa a disposizione di Delio Rossi non era difficile immaginarlo. Le buone prestazioni (nonostante qualche distrazione di troppo) della passata stagione, in cui l’ex difensore del Cagliari è stato uno dei principali protagonisti, non potevano non attirare l’attenzione di alcuni club, spinti a puntare su Marios non solo per le doti tecniche messe in mostra, ma anche per la giovane età e per l’ingaggio (nemmeno 100mila euro a stagione) lontano – al momento – anni luce da quello del più normale e anonimo dei giocatori di Serie A.

Fatte queste premesse, perché abbiamo parlato di trattativa a sorpresa? Semplice: nessuno si sarebbe aspettato che il Bologna avesse necessità di monetizzare la cessione di uno dei pochissimi giocatori in rosa ad avere un briciolo di mercato. A ben vedere, il Bologna non ha bisogno del denaro fresco che incasserebbe dall’eventuale cessione di Oikonomou. L’unica, vera urgenza a cui Fenucci e Corvino devono far fronte in questo momento è quella di completare in tempi rapidi e in maniera soddisfacente una rosa che a oggi (sottolineamo: a oggi) fa acqua da tutte le parti, in particolar modo dal centrocampo in su.

Al Bologna, insomma, servono giocatori più che soldi. Il viaggio-lampo di Saputo ha sbloccato una parte delle risorse che in Bologna aveva destinato alle prossime stagioni, ma è naturale che se Corvino dovesse vedere nell’eventuale cessione di Oikonomou la possibilità per rinforzare “a costo zero” una parte della squadra, senza al contempo creare scompensi nel pacchetto arretrato e destinando in questo modo la quasi totalità delle risorse stanziate per questa stagione dalla società al rinforzamento del reparto avanzato, allora l’affare andrebbe in porto.

Spieghiamoci meglio: se, con i soldi incassati dalla cessione di Oikonomou, Corvino fosse in grado di acquistare un pari ruolo di equivalente affidabilità (l’Andreolli della situazione), di provvedere al pagamento del suo ingaggio e, al contempo, di fare altrettanto per l’ingaggio di quel centrocampista che ancora manca a completare un reparto al momento povero soprattutto dal punto di vista numerico e dell’esperienza e – magari – anche del trequartista titolare (in entrambi i casi potrebbero andare più che bene anche le contropartite tecniche di cui si è parlato – El Kaddouri o il più difficile De Guzman), allora con ogni probabilità l’affare andrebbe in porto. In caso contrario, Marios rimarrebbe (con reciproca soddisfazione) un giocatore del Bologna, con tanto di meritato ritocco dell’ingaggio a cifre più consone al suo attuale valore.

Insomma, l’eventuale cessione di Oikonomou non sarebbe il solito, deprimente sacrificio volto a dare ossigeno ai pericolanti conti di una società sull’orlo del baratro, quanto piuttosto un’operazione in uscita volta a favorire il rafforzamento della squadra – con l’acquisto di giocatori che al momento servono come il pane e il concentramento delle risorse a disposizione per gli acquisti più importanti – e non il suo indebolimento. Marios ci piace tantissimo, ma dopo tutto è un giocatore che vanta mezza presenza in Serie A e, se il Napoli (o qualsiasi altra squadra) dovesse farsi avanti con un’offerta ritenuta vantaggiosa dal Bologna, sarebbe stupido non cedere il giocatore. Il mercato è questo: se il prezzo è giusto, l’affare va in porto; ed è giusto, anzi sacrosanto, che sia così.

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