Notte di sogni di coppe (e di campioni)

Notte di sogni di coppe (e di campioni)

Leonardo Vicari speaker di Radio International Bologna

Napoli, Inter, Lazio, Roma, Milan: negli ultimi 10 anni l’hanno alzata costoro, la Coppa che-non-interessa-a-nessuno..siamo ancora qui a raccontarcelo?

L’auspicio è che se ne rendano conto almeno loro, in società, e in spogliatoio. Che se ne siano resi conto davvero dell’occasione che in qualche modo si stanno trovando tra mani e soprattutto piedi. Non ne sarei così sicuro, ma il beneficio del dubbio, della pretattica, del colpo a sensazione me lo cullo.

“Impiccio”, per il Bologna, andare a Milano, di martedì. Beh, certo, abbiamo sentito, detto, riportato, scritto, pensato anche questo.

Ma smettiamola, noi dell’informazione per primi!

Ho 3.500 battute a mia disposizione, non lo farò opinando su esterni che spingono poco o ragionando coi soldi degli altri su contratti da rinnovare, non oggi, perché Inter-Bologna è più di tutto questo.

Il sapore è quello di un quarto di finale da annusare a testa alta e a pieni polmoni, forse anche in gustoso silenzio, piuttosto che riempiendosi la bocca di “Gila è meglio che riposi” o di bestialità senza un nesso che sia uno come “giocano le seconde linee perché la priorità va al campionato”. La peggio però, è la rassegnata e colpevolmente rassegnante “tanto non passiamo”.

Il Bologna è arrivato ad un appuntamento galante a cui non era più abituato, peraltro (toh) casualmente col vestito buono appena stirato: 4-0 sul Chievo, infermeria quasi in disarmo, il Bomber sbloccato, il Capitano tolto dal mercato, una città pronta a vivere l’evento dal vivo, là, sugli scranni verdi del millesimo anello del Meazza, dove campo e tetto del  Pirellone sono equidistanti.

I match di Coppa Italia alcuni li considerano alla stregua di una trasferta dall’altra parte del mappamondo, un disagio, un obbligo, una spesa, qualcosa da cui innanzitutto diffidare. Altri lo vivono con imbarazzo, quasi inadeguatezza.

No, così non va.

Se il Bologna non se la giocasse con la squadra migliore, si condannarebbe ad una stagione comunque di consueto basso profilo, ma aggravato dal fatto di esserselo autoimposto. Sarebbe come rifiutare un bicchiere di champagne (o di “vino buono”, vero Pres?) con la paura che possa sapere di tappo. 

San Siro sono 2 ore di strada, con qualsiasi mezzo, la maggior parte delle volte treno compreso, purtroppo. Non sarà un Evento Solenne, ci insegna il palinsesto televisivo, che lo propone ADDIRITTURA in chiaro per tutti, in prima serata e gratis (mica come i programmi che contano e fanno tendenza al giorno d’oggi..), invece per Bologna vale.

Bologna parte, va, marcia, forse corre, perché l’ufficio va chiuso, la bottega va lasciata in buone mani, i bimbi al doposcuola sono da andare a prendere e insomma la vita è altra, ma i sogni ne fanno parte, ne devono fare parte. 

E questo è da considerarsi tale: incassi per la doppia eventuale semifinale, ribalta mediatica, livello di autostima con pochi precedenti nell’attuale secolo, sì daccordo tutto giusto, ma non è nulla soppesato al sapore di un attesa, o, sai mai, di un impresa. Non è davvero nulla se paragonato all’ “io c’ero”.

Ecco perché il vada-come-vada domani conta fino a un certo punto. Sei lì, alla Scala, e te lo sei pure meritato: cosa fai, Bologna, cosa fai Pioli? Te lo metti il frac? Ti accomodi in platea o sali sul palco?

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