Non è mai troppo tardi

Non è mai troppo tardi

Manca solo l’ufficialità (per qualcuno che legge potrebbe essere già arrivata), ma ormai è cosa fatta: ad appena tre giornate dal termine del campionato di Serie B, il Bologna ha scelto Delio Rossi per la panchina rossoblù. Più che la fresca sconfitta di Frosinone, che molto probabilmente costringerà il Bologna a giocarsi le ultime possibilità di promozione passando per i playoff, l’assoluta sensazione di impotenza e la mancanza di una vera e propria reazione nel corso della ripresa (oltre alla presenza in città di Joey Saputo) sono costate la panchina a Lopez, di fatto traballante dal 22 gennaio, giorno dell’insediamento ufficiale di Pantaleo Corvino nel ruolo di responsabile dell’area tecnica.

Che tra i due, Lopez e Corvino, non si fosse mai instaurato un vero rapporto di fiducia lo sapevano anche i muri. Gli eccezionali risultati dell’inizio del 2015, la difesa a oltranza del tecnico da parte della squadra, il secondo posto in classifica occupato a lungo dai rossoblù e – forse – l’accordo con un altro tecnico per la prossima stagione, hanno oltremodo ritardato una scelta che, fatta in questo momento, non si può che leggere come l’ultimo, disperato tentativo di centrare la promozione ai playoff. Che Delio Rossi sia o meno l’uomo giusto per raggiungere l’obiettivo è difficile dirlo; più semplice analizzare come si è arrivati a questa decisione, che al momento in cui scrivo è solamente ufficiosa.

“Siamo ancora secondi” e “Ormai è troppo tardi” sono stati gli slogan più in voga nelle ultime settimane, almeno fino a che gli uomini di Lopez sono effettivamente riusciti a mantenere la seconda posizione in classifica. La posizione del tecnico, già scomoda in precedenza, si è fatta terribilmente traballante a partire dalla trasferta di Carpi, una scoppola arrivata alla vigilia della mini-sosta pasquale, che in molti vedevano come l’opportunità giusta per provare a dare una svolta tecnica alla squadra. Squadra che molto probabilmente si è opposta, proprio in quei giorni, a un avvicendamento in panchina, caricandosi di fatto il tecnico sulle spalle nel momento più delicato della stagione.

I due successivi pareggi, stentatissimi, a Brescia e in casa contro lo Spezia sembravano essere il casus belli atteso da tempo da Corvino, anche perché quei risultati erano costati al Bologna, per la prima volta da diverso tempo, il tanto sbandierato secondo posto. “Troppo tardi”, ancora una volta, la risposta, alla vigilia del delicato trittico di sfide contro Bari, Catania e Frosinone. Col senno di poi, non sarebbe stato più saggio giocarsi la “matta” prima, quando la promozione diretta era ancora alla portata, anziché aspettare che fossero i playoff l’unica strada percorribile (o quasi) per tornare in paradiso? Probabilmente non sarebbe cambiato nulla, chi può dirlo, ma la nuova società (che, non va dimenticato, non ha più di 7 mesi di vita) avrebbe fatto bene a ponderare meglio le proprie scelte, prima di essere costretta a sbugiardare se stessa nel giro di un paio di settimane.

Ad appena 10 mesi dal conferimento dell’incarico, finisce dunque l’esperienza di Lopez sulla panchina rossoblù. Al momento della nomina del tecnico uruguaiano, in pochi – quasi nessuno a dire il vero – avrebbero scommesso anche solo un euro sul fatto che il Bologna, a tre giornate dalla fine della “stagione regolare”, si sarebbe ritrovato nell’attuale posizione di classifica. Doveroso quindi rendere omaggio a uno degli allenatori più discussi della storia recente del Bologna, bravissimo (per assurdo) fin quando la situazione societaria alle sue spalle è stata più difficile e in palese difficoltà quando tutto, invece, pareva mettersi per il meglio.

L’allontanamento del tecnico spoglia la squadra di tutti gli alibi costruiti attorno a essa negli ultimi mesi. Non resta che fare il più sincero in bocca al lupo al nuovo tecnico, sperando che, nonostante le sinistre anologie con la scelta-Ballardini della passata stagione (entrambi romagnoli, entrambi avevano rifiutato il Bologna in passato), Rossi riesca in fretta a prendere in pugno una situazione tutt’altro che semplice, regalandoci un finale totalmente diverso da quello scritto dodici mesi fa.

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