Noi vogliamo 11 Maietta

Noi vogliamo 11 Maietta

“Domenico Maietta è un calciatore italiano, difensore del Bologna. Originario di Cirò Marina, è cresciuto calcisticamente…”. Questo l’incipit della pagina della famosa enciclopedia online Wikipedia dedicata al nostro difensore Mimmo Maietta. Una carriera di tutto rispetto quella del difensore calabrese, che in ogni piazza in cui ha militato si è sempre contraddistinto per la sua grinta e la sua tenacia. Qualità che si sono viste tutte in questa prima stagione all’ombra delle Due Torri, alle quali Mimmo ha saputo abbinare la tanta esperienza maturata, messa al servizio dei compagni più giovani che sotto la sua ala protettrice si sono potuti esprimere al meglio delle loro potenzialità. Non è un caso infatti, che Oikonomou e Ferrari – rispettivamente 92’ e 94’ -, abbiano sempre fatto dei gran figuroni accanto a Maietta. Con l’arrivo di Gastaldello poi, si è andata a comporre una coppia che in B (ma anche in A) non ha assolutamente bisogno di presentazioni.

“Va bene, abbiamo capito, ma dove vuoi arrivare?” vi starete chiedendo voi lettori impazienti di TBW. Vi accontento subito: detto delle qualità mostrate dal centrale rossoblù fino ad oggi, ci siamo dimenticati di una cosa assolutamente importante: la sincerità, caratteristica che non è da tutti soprattutto nel mondo del calcio. Il classe ’82 è stato uno dei pochi a metterci davvero la faccia in questo momento delicato, con il Bologna che vede inesorabilmente sfuggire l’obiettivo dalle mani, dopo che per mesi la seconda posizione sembrava una certezza. Già dopo il bruttissimo pareggio di Brescia di due settimane fa, Maietta in mixed zone non aveva usato mezzi termini. “Partita non bella, siamo rammaricati perché l’abbiamo preparata bene ma qualcosa a livello mentale ci blocca. Bravi a recuperare ma bisogna dare di più, inutile girarci intorno. Ora bisogna scavare dentro di noi e trovare motivazioni per reagire. Faccio autocritica anche a me stesso, ora occorre essere duri, niente scuse”: senza mezzi termini, senza girarci intorno appunto. Le difficoltà, soprattutto a livello psicologico, ormai da un po’ di tempo ci sono, ed è giusto palesarle invece che nasconderle. Soprattutto è molto meglio provare a spronare la squadra a “dare di più” piuttosto che continuare a raccontarci la favoletta del “siamo ancora secondi”, che tra l’altro dopo lo 0-0 di sabato scorso non vale nemmeno più. Come se, così dal nulla, il ranocchio non si trasformasse più in principe dopo il bacio della principessa: e chi lo va a raccontare poi a tutti i bambini cresciuti con questa favola?

Stesso discorso vale per i tifosi, cullati da sogni di promozione diretta per tutta la stagione: e adesso chi glielo dice che si fanno i play-off? “Siamo una squadra forte ma dobbiamo dimostrarlo in campo, e ultimamente non ci stiamo riuscendo. Dobbiamo fare qualcosa per tirarci fuori da questo periodo […] Mancano sei partite, voglio soltanto vincere, non mi interessa come” è la risposta alla domanda appena posta. Perché, a sei giri dalla fine della corsa, tutte le chiacchiere stanno a zero, bisogna solo alzarsi sui pedali e mangiarsi la strada che si sta facendo in salita. Vincere, vincere e ancora vincere, senza appelli, il tempo per rimediare c’è: per farlo però, servono 11 Maietta in campo.

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