Nessuna sinergia

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Questo Bologna non dipende da nessuno, se non da sé stesso.

Il mio editoriale di oggi potrebbe concludersi qui e adesso, con una semplice frase dettata dalla coerente politica societaria e non dall’orgoglio del tifoso. Bisognerebbe scriverlo a lettere cubitali: non si è la società satellite di nessuno e l’era dell’outlet BFC è chiusa già da un pezzo. Leggasi alle voci Godfred Donsah e Juan Manuel Valencia. Il primo, cercato fortemente da Torino e Roma, è stato blindato dai rossoblù; il secondo – neo arrivato – è stato strappato a una concorrenza agguerita. Come riportato dal sito ufficiale del Bologna il colombiano classe ’98 è stato acquistato a titolo definitivo. La Juventus può vantare una sorte di prelazione? Poco male, si è letto tanto di presunti vantaggi di simile natura su Masina e Diawara, e tutti abbiamo visto che casacche indossano entrambi i ragazzi in questo preciso momento storico.

Mi ricordo ancora di Guaraldi e Gilardino, provare l’impotenza nel non riuscire a trattenere o strappare un calciatore mandato via da Genova, della cessione di Diamanti a mercato chiuso. E potrei continuare, ma bastano pochi esempi a chiarire il gap che separano gli ultimi anni passati da tifoso rossoblù a quelli odierni. Potremmo definirla “qualità della vita del tifoso”. Schiavi di nessuno, capaci di dettare le proprie regole e i propri prezzi: una prova di forza incredibile per una società che comunque, soprattutto in questa fase iniziale del progetto, è chiamata a cedere qualche pedina importante per garantire il corretto azionamento della macchina. Si parla poco anche di un altro neo acquisto: Emanuele Ndoj. Prelevato dal Brescia, dove finirà il campionato. Questo è un comportamento da grande società, o meglio è ciò che le grandi società fanno. E’ una questione concettuale: i frutti del mio lavoro posso trarli anche tra un paio di anni, l’importante è tracciare il solco sul quale proseguire. E gli esempi significativi non mancano.

Sicuramente non sarà un Bologna da Europa, ma le basi sono solide e il futuro è in casa: meglio continuare sull’onda di un progetto che incomincia a dare soddisfazione, frutti e speranza, oltre che certezze, che cambiare rotta per un presente magari più solido ma non di ampio respiro. Non serve a niente una passeggiata tra i piani alti prendendo l’ascensore per poi tornare indietro facendo le scale a piedi. Ricordiamoci sempre, ogni volta che ci troviamo faccia a faccia con la classifica, di non valere la posizione attuale. Una situazione già buona fortemente penalizzata da fattori arbitrali. Nessun alibi, solo cronaca degli avvenimenti. Passo dopo passo arriveremo in maniera continuativa alla zona di classifica degna di Bologna e del Bologna, non ci resta che aspettare.

 

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