Morto un Papa se ne fa un altro

Morto un Papa se ne fa un altro

di Alessandro Reni

Sembra proprio che le recenti voci riguardo a una possibile separazione tra il Bologna e l’attuale direttore sportivo rossoblù stiano trovando conferma. Anzi, se prima erano solo chiacchiere, ora sono delle inconfutabili certezze: su tutti i giornali locali odierni campeggia a grandi lettere il titolo che annuncia l’addio di Corvino, che pare quasi certo. Il fatto che questa notizia sia apparsa su ogni quotidiano bolognese convincerà anche i più scettici sul seguente tema, anche perché dovrebbe essere stato lo stesso ex ds di Lecce e Fiorentina a comunicare le sue intenzioni di lasciare il club felsineo. Il commiato di Corvino costituiva la sensazione principale che aleggiava nell’aria in quel di Casteldebole nei giorni scorsi, e adesso si sta tramutando in realtà; ovviamente non c’è ancora nulla di ufficiale, il tutto verrà reso noto in maggio a campionato concluso, anche se la decisione dovrebbe essere già stata presa. Si dice inoltre che per il responsabile dell’area tecnica salentino si preannunci un ritorno alla Fiorentina, nella quale ha lavorato per ben sette anni e dove ha ottenuto i migliori successi e riconoscimenti (per tre volte la viola ha raggiunto il quarto posto in classifica, qualificandosi di fatto per le competizioni europee e aggiudicandosi il merito di aver ottenuto la semifinale dell’allora Coppa Uefa e gli ottavi di Champions League durante quel periodo).

Il corrente uomo mercato petroniano nel corso della sua carriera dirigenziale si è reso protagonista di notevoli colpi e nella scoperta di giovani talenti, alcuni dei quali sono riusciti ad esplodere definitivamente (si ricordano i dignitosissimi acquisti di Gilardino e Toni oltre ad aver contribuito a mettere in mostra le doti di giovani promesse come lo erano Bojinov, Chevanton, Ledesma, Montolivo, Jovetic, Kuzmanovic, Osvaldo, Ljajic e Nastasic, tanto per riportarne alcuni e per rendere meglio l’idea dell’immensa bravura professionale di Corvino). Qui a Bologna il dirigente leccese è stato venerato per acquisti del calibro di Destro, Mounier, Giaccherini, Gastaldello, Mirante (il primo una delle migliori giovani punte italiane, il secondo e il terzo esterni dall’indiscusso e indiscutibile valore mentre gli ultimi due dei veterani della Serie A), a cui vanno aggiunti innesti giovanissimi e dal radioso avvenire come Diawara, Mbaye e Donsah, per non parlare del gradito ritorno di Taider. Insomma, anche nel capoluogo emiliano Corvino si è dimostrato, a parer mio, all’altezza della sua fama e degno di essere giustamente considerato uno dei migliori ds del panorama calcistico italiano. Mi dispiace che stia pensando di andarsene, ma bisogna anche riconoscere che da quando è sotto le Due Torri ha ricevuto più critiche (ingiuste) invece di elogi (ampiamente meritati). Mi sento anche di dire che, sebbene io sia sempre stato dalla parte di Corvino e nonostante abbia apprezzato buona parte delle sue operazioni di mercato, se è vero che il suo sostituto sarà uno tra Sabatini e Pradè, allora dell’addio di Pantaleo ce ne faremo tranquillamente una ragione, anche perché voglio sottolineare che l’unico insostituibile in casa Bologna è Joey Saputo.

Già, perché non dimentichiamoci che solo grazie a lui il popolo rossoblù può permettersi di tornare a sognare in grande dopo anni di travagli ed insuccessi sportivi, oltre che di instabilità economica a livello societario. Se Corvino è in procinto di cambiare aria, Donadoni al contrario è destinato a prolungare la sua permanenza a Bologna (guarda caso in seguito al colloquio chiarificatore col nostro patron) nonostante in tanti avessero dato come molto probabili i saluti del tecnico bergamasco. Vada dunque come deve andare per quanto riguarda Corvino (sempre che le voci sul suo addio abbiano un fondamento concreto), l’importante è che Saputo ci delizi della sua presenza ancora per tanto tempo e che ci garantisca uno splendido futuro.

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