Mi dispiace devo andare, il mio posto è l’A

Mi dispiace devo andare, il mio posto è l’A

in collaborazione con il blog iveritifosidibologna.club

“Io credo che ci siano tre urli fondamentali nella nostra storia recente. Il primo rappresenta la difficoltà esistenziale del mondo moderno, ed è un quadro dipinto da un nordico alla fine dell’Ottocento, Edvard Munch. Per trovare il secondo dobbiamo andare dall’altra parte della baia dove stavano quelli di Berkeley, a San Francisco, e incontrare il poeta principale della Beat Generation, Allen Ginsberg: è lui ad aver scritto il poema Howl, che vuol dire «urlo», appunto. E’ un attacco al conformismo americano dell’epoca E poi c’è il gol di Tardelli”. Questo è quanto afferma il buon Federico Buffa, celeberrimo avvocato e giornalista Sky, relativamente alla finale Italia-Germania Ovest, datata 11 luglio 1982, che ha portato agli azzurri la terza Coppa del Mondo. Questa sera vorrei però aggiungere un quarto urlo, forse, anzi sicuramente, non fondamentale per la storia dell’umanità, ma importantissimo per quella bolognese. Ed è l’urlo di gioia che il Dall’Ara leva al fischio finale di Bologna-Pescara, partita che riporta il Bologna nel calcio che conta.

Un campionato al cardiopalma. Dal primo all’ultimo minuto. Delusioni, sofferenze, gioie e dolori. Ma anche tante stranezze. L’inizio di stagione con la coppia Guaraldi-Lopez, la fine con Tacopina-Rossi. La traversa di Castaldo al 93’ nella sfida al Dall’Ara contro l’Avellino, quella di Melchiorri al 91’ questa sera. Il Re Mida Sansone, il quale, come il mitico re della Frigia, ha trasformato in oro ogni pallone toccato durante la seconda parte della stagione con quel magico sinistro. Già, perché Sansone è arrivato durante il mercato di gennaio grazie al nuovo direttore sportivo Pantaleo Corvino. Alla fine dei giochi il Bologna è riuscito nel miracolo, ovvero centrare la promozione in serie A dopo appena una stagione trascorsa nella serie cadetta.

Sofferenza tanta, lo abbiamo detto. Anche stasera. Un Pescara a trazione anteriore si è giocato le sue carte in un Dall’Ara colorato interamente di rossoblu. Ma la solidità difensiva del Bologna, assieme a quel pizzico di fortuna che serve sempre nel calcio come nella vita, ha spedito Oddo e i suoi nell’Inferno calcistico per eccellenza. Sansone aveva illuso tutti che fosse una finale di ritorno calma e tranquilla, con l’ennesima prodezza in maglia rossoblu. Non lo è stata, perché Pasquato, ex di turno con il coltello tra i denti, ha sfruttato un assist al bacio di Melchiorri e ha rimesso la partita sul binario chiamato equilibrio. Come se non bastasse, il Bologna ha deciso di rendere il tutto ancora più emozionante facendosi male da solo. Mbaye, già ammonito, ha ingenuamente steso Pasquato e si è guadagnato la doccia anticipata, quando mancava ancora una mezz’oretta alla fine della sfida. Il fortino eretto a difesa della porta di Da Costa – eccellente la sicurezza dimostrata dal portiere ex Sampdoria – ha retto fino al 94’, quando il grido liberatorio di tutto lo stadio ha sancito la fine di questa ostica ma trionfale stagione.

E ora cosa succederà? Che mercato faranno la coppia Tacopina-Corvino, supportata economicamente da Saputo? Rossi rimarrà sulla panchina felsinea? Non lo so, e al momento non lo voglio nemmeno sapere. Adesso è tempo di festeggiare. Siamo in serie A!

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy