L’ennesimo psicodramma al ragù

L’ennesimo psicodramma al ragù

Una città sull’orlo di una crisi di nervi. Questa è diventata la Bologna che vive di calcio negli ultimi mesi, da quando – per assurdo – un destino che pareva ineluttabile, quello del fallimento sportivo, è stato definitivamente scongiurato. Per certi versi è anche comprensibile: ti ritrovi tutto d’un tratto a sognare un futuro radioso, ricco di soddisfazioni, mentre ancora sei costretto nei tuoi luridi, fetidi stracci, confinato in una bettola da cui all’improvviso sembra impossibile uscire. Non è facile, per niente, avere a che fare con un presente del genere, specie se qualche ingombrante ombra del passato recente continua a disturbare per il proprio interesse chi sta cercando di portare il Bologna fuori dalle sabbie mobili in cui è stato trascinato; ma tutti, squadra, dirigenza, stampa e pubblico, dobbiamo fare un grosso, enorme sforzo per riportare serenità e ottimismo in un ambiente che ne ha disperato bisogno.

Quello di sabato è stato l’ennesimo, frustrante pomeriggio di questa primavera di passione anziché di gioia. La squadra ha dimostrato per l’ennesima volta di soffrire mentalmente la situazione che si è venuta nel corso della stagione, regalando un tempo agli avversari per poi reagire a inizio ripresa, anche quando Rossi ha corretto un undici iniziale che non aveva convinto. Il rigore sbagliato da Acquafresca, capro espiatorio auto-concessosi alla piazza con l’errore decisivo dagli 11 metri, ha riaffossato il morale della squadra, incapace di organizzare una reazione efficace nella mezzora scarsa che rimaneva da giocare. Nella conferenza stampa post-partita Delio Rossi ha ripetuto più volte la parola “paura” riferita ai propri ragazzi e quel timore, fino a che non verrà vinto, impedirà ai rossoblù di rendere al meglio del proprio potenziale.

Il ruolo del tecnico in questo senso (e non solo) è centrale, ma senza l’aiuto del “contorno” (tifosi e non solo) il lavoro dell’allenatore riminese difficilmente giungerà a compimento. È stato lo stesso Rossi, del resto, a chiedere ai tifosi presenti a Casteldebole in uno dei suoi primi allenamenti di sostenere, di aiutare i suoi ragazzi. Ecco, far mancare il sostegno della curva per tutto il secondo tempo come è successo sabato, crocifeggere un giocatore che ha fatto malissimo da quando è a Bologna, ma che sta facendo di tutto per rendersi utile alla causa, sentirsi già sconfitti non solo per il secondo posto (e ci può stare), ma anche in caso di playoff, non sono il tipo di atteggiamenti che possono aiutare la squadra a raggiungere l’obiettivo di questa brutta, sporca stagione.

Il tempo dei processi non è ancora arrivato. La stagione deve ancora concludersi e il Bologna ha tutto il tempo per imparare di nuovo a vincere. Ce la farà? Non so dirlo, anche se ovviamente spero con tutto il mio cuore che sì, ce la faccia, ma fasciarsi la testa prima che sia rotta non ha alcun senso. E in ogni caso, per quanto disgustoso, rimanere in B non sarebbe quel disastro sportivo a cui sembravamo destinati non più di 12 mesi fa. Fino alla fine forza Bologna!

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