Le favole esistono ancora

Le favole esistono ancora

Uno sport sempre più dominato dai soldi riesce ancora a stupire in tutti i campionati europei. Piccole grandi favole prendono vita, in Premier come in Liga, in Bundes come in Italia. E chissà che i prossimi non siano i rossoblù…

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Con la testa, con il cuore, con l’orgoglio, con la fame. Il calcio è uno sport strano, stranissimo, perchè nonostante il gap che separa i top club dagli altri aumenta di stagione in stagione e sia destinato a crescere ulteriormente, siamo ancora in grado di vedere e vivere favole magnifiche.

Il cuore non basta, così come l’orgoglio. È ovvio. I fattori in grado di scrivere una storia impensabile sono numerosi e variopinti: il progetto tecnico e la forza societaria, la forma degli avversari, la qualità dell’ambiente circostante e la capacità di mantenere basse le aspettative rappresentano gli ingredienti ideali per cucinare l’impresa sportiva dei sogni. Tutti insieme, se parliamo di una maratona, la maggior parte per godere della classica ‘sfangata’.

Le favole esistono ancora. Per fortuna, vorrei sottolineare.

In questi giorni, in queste ultime settimane le prove sono state innumerevoli, ed alcune di esse presentano gli stessi contorni. Il Leicester di Ranieri, la regina di questa categoria, in realtà assomiglia incredibilmente al Sassuolo di quest’anno. C’è chi può dirsi primo in Premier League, davanti a Manchester United e Liverpool, affidandosi ad un attaccante spartano e operaio, nel senso letterale del termine, e ad un cigno prima troppo esile, ora maestoso e decisivo. Vardy e Mahrez, per chi non seguisse i campionati esteri. Intelligenza e conoscenza calcistica: perché il primo era poco più di un dilettante, il secondo militiva in Ligue 2. Ma non basta, non può bastare. Tanti acquisti intelligenti e solidi come il difensore Huth e Okazaki, attaccante ex Magonza, uniti alla mano sapiente di un allenatore esperto e navigato in grado di evolversi e stare a passo coi tempi. Una situazione che va ben oltre la più rosea previsione: basti pensare alla clausola presente nel contratto dell’ex tecnico della Roma che prevede un bonus di 140 mila euro per ogni posizione guadagnata oltre la 17esima…

E il Sassuolo? È lì, dietro a Inter e Juventus, ma davanti a Milan e Lazio. Merito, anche in questo caso, di un progetto tecnico serio, coraggioso e verticale, ossia un progetto partito dalla società (la forza dei neroverdi è risaputa), passato dall’allenatore e il suo staff (di alto profilo), finito in ultimo punto alla rosa. Non sarà quindi un caso se giocatori come Missiroli e Magnanelli, che praticamente fino a ieri hanno masticato solo Serie B, non solo mantengono un rendimento elevato, ma innalzano il proprio livello di gioco di stagione in stagione. Non sarà un caso se alcune riserve come Floccari e Floro Flores godono di un minutaggio da titolari, non sarà un caso perché le fondamenta sono italiane e quindi conoscono il campionato, tecnicamente e tatticamente, e lo scouting funziona in maniera fluida. Il monte ingaggi? 27 milioni.

Due casi isolati? Assolutamente no, infatti tutti i maggiori campionati europei vedono la crescita di questi underdog. Non più casi isolati, ma realtà consolidate: Hertha Berlino in Germania, non esattamente una squadra vincente, occupa la terza posizione in classifica davanti a Leverkusen e Schalke. Ancora una volta non possiamo parlare di casualità o fortuna, la rosa dei bianco-blu è a forti tinte tedesche, una base solida a cui vanno aggiunti talenti ritrovati, come quello di Salomon Kalou. Stesso discorso vale per il Celta Vigo autore di una splendida realtà in Spagna, mattatore per ora del campionato riservato agli esseri umani. Basta un nome, John Guidetti. Lo svedese non sta regalando spettacolo, ma è uno dei migliori talenti europei ancora in attesa della definitiva consacrazione.

Ultimo, per scelta personale, l’Angers in Ligue 1: neo promosso e secondo in classifica, dietro all’invincibile P$G.

Stessi colori, stessi contorni. Le assonanze tra Leicester, Sassuolo e Hertha sono numerose, ma una in particolare: la pazienza di crescere passo dopo passo, posando un mattone alla volta, ponendo fede nel progetto imbastito e condiviso da tutti. Società, allenatore, squadra: una gerarchia, una struttura verticale, una scala imprescendibile per raggiungere e agganciare il livello superiore.

Pensate anche voi ciò che sto pensando io? Sì, tutto ciò mi ricorda dannatamente questo Bologna.

Piedi saldi per terra, ma crediamo sempre nei nostri sogni, perché ogni tanto diventano realtà. In attesa di vivere la nostra favola.

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