Lassana Diarra, Wembley e un Dall’Ara gremito, dicono NO alla paura

Lassana Diarra, Wembley e un Dall’Ara gremito, dicono NO alla paura

“In seguito agli avvenimenti drammatici accaduti ieri sera a Parigi, è con il cuore pesante che prendo la parola oggi.
Come forse avrete già letto, sono stato toccato personalmente da questi attentati. Mia cugina, Asta Diakite, figura tra le vittime delle fucilate che hanno avuto luogo ieri, come centinaia di altri francesi innocenti. Per me era un riparo, un sostegno, una sorella maggiore.
In questo clima di terrore è importante per tutti noi rappresentanti del Paese e della sua diversità di prendere la parola.
Dobbiamo rimanere uniti contro un orrore che non ha né colore e neppure religione. Dobbiamo difendere il rispetto e l’amore della pace. Grazie a tutti per la vostra testimonianza e i messaggi: prendetevi cura di voi e della vostra famiglia: che i nostri morti riposino in pace”.

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Ho voluto iniziare il mio pensiero di questa sera con le parole estremamente toccanti di un ragazzo che durante la serata dell’orrore parigina era in campo, allo Stade de France, inconsapevole di quello che stava accadendo all’esterno.
Queste sono le parole che il giocatore Lassana Diarra all’indomani della strage ha voluto condividere con il mondo.

Oggi nuovamente Lassana è in campo.
A quattro giorni dalla sua perdita, indossa ancora gli scarpini e gioca con la stessa maglia con la quale, quella sera, si asciugava le lacrime nel tunnel a fine partita, guardando la televisione.
Sguardo basso e tanti pensieri in testa ma intanto è in campo. È in campo con la forza di non volersi arrendere al male di chi quella notte ha deciso il destino di sua cugina.
Ci vuole coraggio e tanta forza.

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Ma è la cosa migliore, continuare a giocare, continuare nella quotidianità del proprio lavoro (forse uno dei più belli del mondo), far vedere a quelle bestie che anche se hanno profondamente scosso un’intera Nazione, non sono riusciti a spezzarla.
La Francia, come Lassana, è proprio per questo motivo in campo questa sera.
Per la prima volta nella storia del calcio la squadra in casa ha cantato per primo l’inno per lasciare alla squadra ospite, la Francia, il palcoscenico e la possibilità di far risuonare fino al cielo la Marsigliese.

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Un Wembley dipinto dei colori Blu-Bianco-Rosso, all’esterno di esso le parole Liberté, Égalité, Fraternité e più di cinquemila bandiere francesi che accompagnavano l’entrata dei giocatori in campo.
Nella mattinata il Mirrors, giornale nazionale inglese, aveva pubblicato in prima pagina tutto il testo dell’inno francese; non solo quindi i sostenitori dei blues lo hanno cantato ma tutto lo stadio ha intonato la Marsigliese.

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La partita della Germania contro l’Olanda invece è stata sospesa, anzi nemmeno iniziata.
L’allarme di due ordigni che sarebbero stati trovati uno all’interno di un’ambulanza e l’altro all’esterno dello stadio, ha paralizzato la città di Hannover.
Finora però nessun esplosivo sarebbe stato rinvenuto – come riporta il ministro dell’interno Horst Pistorius.
Davvero un grande peccato, pronte tantissime coreografie (un piccolo esempio come da foto) per portare vicinanza e sostegno al popolo francese. Ovviamente però la protezione del pubblico e l’incolumità delle persone doveva venire prima di tutto il resto.

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A circa mille chilometri di distanza da Hannover troviamo Bologna che questa sera ha ospitato la sfida amichevole Italia – Romania.
Uno stadio blindato, 150 forze dell’ordine tra poliziotti e carabinieri hanno presieduto l’entrata del pubblico allo stadio.
I tifosi potevano rimanere a casa, evitare di andare allo stadio, non solo per la possibile confusione e i ritardi dovuti ai numerosi controlli ma soprattutto per la rinnovata paura.
La gente invece è venuta al Dall’Ara per sostenere la Nazionale, niente in palio solo un amichevole.
Qui non si parla solo di noi italiani, la curva San Luca come anche gran parte dei distinti aveva i colori della bandiera romena.
Venuti ad assistere ad un bel 2-2, venuti a cantare il proprio inno, a sostenere la propria squadra e non da meno ad accompagnare la bandiera francese e le squadre all’entrata in campo, cantando in coro la Marsigliese.

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Un bel Dall’Ara, un bel momento di grande calcio e solidarietà.
Stasera ha vinto lo sport e la paura allo stadio non è entrata.

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