L’aristocrazia del pallone: il calcio non è per tutti

L’aristocrazia del pallone: il calcio non è per tutti

in collaborazione con il blog Iveritifosidibologna.club

La strenua inertia di Orazio. Ovvero quella inguaribile, demotivante e distruttiva incapacità di vivere che svela un lato umano fatto di malinconia e precarietà esistenziale. Tutte componenti che non mancano certamente in chi, tanto nel passato quanto nel presente, ha lamentato e continua a lamentare una perenne insoddisfazione relativa alle vicende che ruotano attorno al mondo chiamato Bologna FC.

Non è bastato, evidentemente, il passaggio di consegna da Guaraldi a Tacopina, unito alla promozione in serie A centrata al primo colpo. Una buona parte della piazza – che penso e spero rappresenti una minoranza – ha remato contro la squadra durante tutto l’arco del campionato, criticando a spada tratta Lopez per l’inesperienza, Corvino per gli acquisti di Gennaio e lo stesso Saputo, per poi salire sul carro dei vincitori lo scorso 9 giugno e tornare sulla sponda opposta non appena si è aperta la parentesi calciomercato.

L’equazione applicata dai cosiddetti “mai goduti” è semplice, ma ovviamente vale solo per i nomi accostati al Bologna: calciatore giovane uguale calciatore inesperto, calciatore maturo uguale “bollito”.

Parto da due considerazione personali. Ritengo innanzitutto che un gruppo debba avere quel giusto mix di esperienza e giovane età per raggiungere i risultati. In secondo luogo penso che le rivoluzioni non si facciano dall’oggi al domani e sarebbe anzi deleterio rifondare totalmente la rosa e smontare la squadra che ha conquistato la promozione, andando a perdere automatismi e clima spogliatoio già presenti.

Quello che poi personalmente mi ha dato più fastidio sono state le critiche, per giunta infondate e fini a se stesse, nei confronti di Pantaleo Corvino, che reputo uno dei migliori scopritori di talenti in circolazione. Il colpo in entrata di Rizzo è senza dubbio interessante, anche se qualcuno lo reputa uno scarto della Sampdoria, così come ritengo un ottimo colpo quello di Antonio Mirante, in uscita dal Parma dopo il fallimento dei ducali. E proprio a proposito di Corvino, valido e sensato il suo discorso relativo ad Oikonomou: “Vogliamo valorizzare il giocatore greco e mantenere il più possibile intatto l’organico”. Se si fosse concretizzato lo scambio con il Napoli tra il greco e Britos, cosa avrebbe detto quella parte sempre insoddisfatta di tifoseria? Che questa nuova società si era fatta soffiare sotto il naso uno dei difensori rivelazione dello scorso campionato, in cambio di un giocatore che negli ultimi anni ha dimostrato la propria mediocrità.

Se è vero che, citando Arrigo Sacchi, “il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti”, è vero anche che non tutti possono parlare di calcio. Ecco perché mi piacerebbe veder nascere una sorta di aristocrazia del pallone, in cui siano banditi tutti coloro che criticano o elogiano senza avere la benché minima competenza sugli argomenti trattati. Purtroppo però l’essere umano è quello che è e in troppi parlano prima di pensare. Pertanto l’aristocrazia del pallone la creo nella mia testa, sforzandomi di ignorare il più possibile le voci di chi, volutamente, critica per il solo gusto di criticare.

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