La quercia e il bonsai

La quercia e il bonsai

Commenta per primo!

Una settimana lunga, lunghissima è finalmente terminata. Finalmente, perchè il carico emotivo rischiava di sottometterci peggio della Ankle Lock di Kurt Angle. L’aria non pare più rarefatta, una leggera brezza profumata di Serie A passeggia dolcemente lungo i portici e accompagna i rossoblù verso il Matusa. Strano considerato la terza piazza, ma il destino palesa la propria luce consegnandoci nuovamente le chiavi del nostro cammino.

“Giudizio personale: meglio non farsi ingannare, di partite facili, ma non già vinte, ancora ne devo vedere. Mi riferisco al Vicenza: la tripletta Varese, Brescia ed Entella non porterà automaticamente nove punti in classifica ai Lanerossi”. Lo scrissi nell’ultimo editoriale, e così è stato. Il calcio è profondamente illogico: squadre composte da uomini, dirette da uomini, assemblate da uomini. Uno sport irrazionale per natura, le paure e le incertezze si nascondono dietro ad ogni angolo. La mente prima del fisico, mai sottovalutare l’aspetto imponderabile dell’essere umano. 

Da Bologna-Catania a Bologna-Catania, il passo è breve, ma neanche troppo. Paradossalmente, il pass per la massima serie potrebbe essere stato strappato proprio dove e quando lo perdemmo, ormai un anno fa, in un Dall’Ara colmo di sperenze. Un recupero psicologico lampo: involontariamente Maresca potrebbe aver riaccesso la luce dei ragazzi, facendo (ri)scoprire loro un’immane fame di vittoria. Cannibalismo. Una metamorfosi, il bonsai torna quercia. Alto, duro, compatto, unito: così il Bologna si è presentato in campo contro gli Etnei. Le giuste distanze tra i reparti permettono agli elementi dotati di maggiore tecnica di imprimere il proprio passo al match. Il bello di essere belli: Krsticic non appare più come un pesce fuor d’acqua, anzi, diventa la certezza del centrocampo rossoblù, capace di verticalizzare e scherzare con il ritmo di gioco. Sansone semina il panico, risultando spesso e volentieri imprendile e illeggibile tatticamente.

Lo standard da mantenere dovrà rimanere inevitabilmente elevato per uscire dal Matusa con il bottino pieno ed un sorriso a centocinquanta denti stampato in faccia. Un bel sorriso effettivamente.

Calma. Non partiamo subito all’attacco. L’esperienza insegna, e per non ripetere gli stessi errori di Carpi, è bene sottolineare un punto che considero focale: in realtà certe partite si vincono con equilibrio e attenzione. Ciò non significa attendere e farsi sopraffare, semplicemente in campo bisogna mostrare maturità e consapevolezza. E’ la base per portare il proprio gioco ad un livello superiore: non per forza è obbligatorio segnare nei primi dieci minuti di gioco, non per forza con quattro punte in campo otterrai un gioco offensivo.

Maturità e consapevolezza comportano sincerità: il Bologna è una quercia, il Frosinone un bonsai. Con tutto il rispetto, ma in circostanze normali un buon Bologna batte un buon Frosinone. Inutile nascondersi, l’ho sempre trovato ridicolo e umiliante: l’avversario merita rispetto a prescindere, ma i teatrini risultano stuccanti e controproducenti. Sopravvalutare un avversario, in linea di massima, potrebbe rivelarsi più pericoloso che sottovalutarlo. Il rischio? Scendere in campo con timore, condizionati dalla paura di sbagliare. Un meccanismo dannoso, come potete tranquillamente intuire.

Maturità e consapevolezza: essere consci della propria superiorità tecnica e dimostrarlo sul campo.

Il che non significa arroganza, ma avere fame e voglia di scoprirsi migliori di quanto mostrato fino ad ora. Ripeto: rispetto per il Frosinone, ma ricordiamoci sempre chi siamo.

E in ogni caso, un po’ di arroganza non fa mai male.

 

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy