La nostra banda di cinni

La nostra banda di cinni

Cinque giorni fa Pantaleo Corvino ha portato a termine un mercato estenuante, durante il quale è stato rivoluzionato il Bologna che aveva faticosamente conquistato la Serie B. In queste situazioni, o confermi in blocco chi ti ha condotto al salto di categoria o ti muovi senza pietà, evitando di guardare all’immediato passato: le vie di mezzo portano spesso a campionati complicati, durante i quali non si può contare né sulla forza di un gruppo storico né su quella di un parco giocatori plasmato completamente sulla nuova categoria. Corvino ha scelto la seconda strada, probabilmente in maniera inevitabile viste le difficoltà riscontrate negli ultimi mesi dello scorso campionato.

Le prime due partite non hanno portato punti in classifica, lasciando però al contempo una buona impressione agli occhi dei tifosi (quella col Sassuolo, soprattutto). E in mezzo a decine di discettazioni teoriche, previsioni e sentenze più o meno ottimistiche, spicca una certezza: il Bologna è giovane, giovane come mai lo era stato negli ultimi anni.

Cinque anni fa c’aveva provato Porcedda a costruire una squadra dalla spiccata linea verde, con il suo famigerato progetto triennale sostenuto però da risorse economiche meno che bimestrali. Un’eccezione infilata in mezzo a stagioni trascorse a inseguire il carrello dei bolliti, inforchettandone più di avariati che di succulenti. Quest’estate Corvino, una volta optato per la rivoluzione, ha tenuto molto in considerazione la carta d’identità nello scegliere a chi affidarsi, tra obblighi di riscatto e ingaggi diretti, ringiovanendo notevolmente l’organico.

Proviamo allora a giocare un po’ coi nomi:

Sarr; M’Baye, Ferrari, Oikonomou, Masina; Pulgar, Diawara, Donsah; Falco, Rizzo; Destro.

Una formazione, portiere a parte, che in una situazione di emergenza potremmo anche non andare così lontani dal vedere, e nella quale il veterano sarebbe Destro, classe ’91. Undici giocatori sotto i ventiquattro anni: una banda di cinni, diremmo qua a Bologna.

Quindi è successo che dopo anni passati a sorbirci chiacchiere di parolai che usavano il termine “giovane” solo per farsi belli, così come qualunque attore definisce il suo personaggio “ricco di sfumature” nelle interviste prima dell’uscita del film, sia esso una pellicola di Scorsese o dei Vanzina, finalmente si è passati dalla teoria alla pratica. E adesso che ci siamo, la tentazione di sentenziare “sì ma per salvarsi servono giocatori esperti” è proprio lì, bellissima, solo da acchiappare.

Proviamo a resisterle, diamo fiducia a questa banda di cinni che già qualcosa ha fatto intravedere. Servirà una dose di pazienza lunga tutto il campionato, perché non si nasce imparati, e questi ragazzi di errori ne commetteranno parecchi, ma la sensazione è che potrebbe davvero valerne la pena. Non dico che abbiamo davanti agli occhi il Bologna dei prossimi dieci anni, sarebbe insensato, ma che questa possa essere una buona base per il futuro sì. In mezzo a milioni di variabili, certo, ma la speranza c’è. Avanti, cinni: mostrateci cosa sapete fare.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy